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mercoledì 5 ottobre 2016

L'altra Grace di Margaret Atwood

Non avevo in programma di dedicare addirittura un post a questo libro, ma a distanza di quasi un mese dalla sua lettura continuo a ripensarci, quindi al diavolo, direi che se lo merita, dopotutto. 

L'altra Grace (Alias Grace) è un romanzo della famosa scrittrice canadese Margaret Atwood , conosciuta per opere come Il racconto dell'ancella [1] e L'assassino cieco

La Grace del titolo altri non è che Grace Marks, cameriera di origine irlandese che è stata la protagonista di uno dei casi di cronaca nera più famosi del Canada di metà 800, ovvero la brutale morte di Thomas Kinnear e della sua governante (e amante) Nancy Montgomery. Accusati dell'omicidio furono proprio la stessa Grace (in quel periodo a servizio da Kinnear) e James McDermott, lo stalliere e tuttofare. Arrestati dopo una breve fuga, con indosso averi appartenuti ai loro padroni, entrambi furono condannati a morte, ma solo McDermott  - considerato dall'accusa come esecutore materiale dei delitti - fu impiccato. Su insistenza del suo avvocato, infatti,  l'allora sedicenne Grace finì prima in un manicomio, e poi in prigione, dove restò come detenuta modello per quasi trent'anni. In seguito ad amnistia , Grace andò a vivere nello stato di New York, e da quel momento si persero le sue tracce.

Questi sono i fatti "certi" riportati dalle cronache . Ma come andarono veramente le cose ? Grace era complice o vittima di McDermott? Era una povera ragazzetta sottomessa ad un bruto o -come disse McDermott durante il processo - una scaltra seduttrice, addirittura istigatrice dei due delitti? E come mai la ragazza, dopo un iniziale ammissione di complicità affermò fino all'ultimo di non ricordare niente dell'accaduto? 
Difficile farsi un idea basandosi sulle testimonianze dell'epoca , spesso esagerate e contraddittorie fino al ridicolo. Ma nonostante ciò, nel 1996, Margaret Atwood fa uscire Alias Grace, un romanzo che fin dal suo titolo è ammantato da un'aura di ambiguità.

La Atwood mette al centro della narrazione due figure principali: la prima è rappresentata da un personaggio fittizio, ovvero l'alienista di belle speranze Simon Jordan, e la seconda è la stessa Grace, che -ormai sulla soglia dei trent'anni- vive un'esistenza pacifica nel penitenziario di Kingston.
Il dottor Jordan è stato ingaggiato da un comitato di metodisti sostenitori di Grace, che sperano grazie ai suoi metodi di far ricordare alla donna gli avvenimenti inerenti alla morte di Kinnear e compagna, in modo da dimostrare la sua innocenza.
Il giovane e non troppo brillante dottore comincia così a "studiare" Grace, e sarà durante i loro numerosi colloqui che la donna -superata l'iniziale diffidenza- comincerà ad aprirsi e a raccontare la sua vita, dalla difficile infanzia in Irlanda  fino all'arrivo a casa Kinnear.

Il libro alterna così capitoli narrati in terza persona, dove vediamo i progressi e le tribolazioni del dottor Jordan, e capitoli narrati  in prima persona dalla stessa cameriera. La Grace ritratta dalla Atwood è una ragazza all'inizio quasi analfabeta, ma tutt'altro che stupida. E' una giovane donna che cerca di vivere degnamente con i suoi scarsi mezzi, e che nella sua breve vita ha compiuto enormi sacrifici e scelte dolorose (come quella di lasciare i fratellini al padre ubriacone per poter entrare a servizio). Durante il suo racconto, oltre a descrivere quella che era la sua routine quotidiana come cameriera, Grace parla anche di alcune persone che si riveleranno fondamentali nella sua vita, come l'amica del cuore Mary Whitney , il venditore ambulante Jeremiah e l'ombroso McDermott. Insomma, un tipico resoconto da persona pratica e concreta, se non fosse che qua e là , si insinuano sogni misteriosi e strane visioni... E qui arriviamo al punto che secondo me rende il libro così affascinante e per certi versi indimenticabile [SPOILER]: la Atwood non è interessata a dare una soluzione definitiva al mistero sul caso Marks, ma anzi, lascia la vicenda del duplice omicidio come "sospesa" e aperta a più soluzioni. Il resoconto di Grace sul giorno degli omicidi è confuso, febbricitante ed ha la consistenza del sogno. Ed anche se nel climax del libro (rappresentato da una seduta di ipnosi) la sconvolgente verità sembra venire prepotentemente a galla, di fatto ci sono moltissimi elementi che lasciano pensare che si sia trattato tutto di una grossa farsa.
Innocenza, dissimulazione, malattia mentale, perfino la pista paranormale rimane aperta e plausibile, e il lettore può arrovellarsi e schierarsi quanto vuole: il dubbio rimarrà sempre.
Lo stesso destino di Grace rimane ambiguo, grazie ad un crudelissimo colpo da maestro della Atwood, che però non voglio svelare!  [FINE SPOILER].

In definitiva, parecchie domande restano senza una risposta, ma a stagliarsi vivida nella mente del lettore rimane la figura incredibilmente complessa di Grace, che prima di essere una probabile assassina è una donna sfortunata, che si muove in una società ipocrita, fatua e maschilista, che si diletta con lo spiritismo e trae un morboso piacere dai fatti di cronaca più sanguinosi.

E' un libro di non facilissima lettura, che nel ritmo e nella struttura (vedi le citazioni all'inizio dei vari capitoli) riprende un po' i romanzi vittoriani dell'epoca. Ma è anche incredibilmente appassionante, e se la vicenda da cui è tratto vi incuriosisce, ve lo consiglio CALDAMENTE.

P.S: Il libro in italiano è tutt'ora fuori stampa, ma a breve dovrebbe uscire su Netflix una miniserie in sei episodi (scritta dalla bravissima Sarah Polley) che di sicuro farà ritornare il libro sugli scaffali.



NOTE:
[1] Di questo romanzo vi consiglio di leggere la bellissima recensione di Millefoglie: io l'ho recuperato dopo averla letta!

venerdì 3 agosto 2012

Hit & Miss



Dati Tecnici: Miniserie prodotta da Sky Atlantic e composta da 6 episodi. Il suo creatore è quel geniaccio di Paul Abbot , considerato da tutti come uno dei migliori sceneggiatori sulla piazza  e conosciuto per gli ottimi State of Play e Shameless. Ad oggi non ci sono notizie ufficiali di un rinnovo, anche se tutti gli attori (tranne la Sevigny) sono stati opzionati per una eventuale seconda stagione.


Riassunto: Mia, transessuale, professione assassina. A pochi mesi dall'operazione di riassegnazione chirurgica del sesso viene a sapere che Wendy, una sua vecchia amica (e unica amante donna) è morta di cancro, lasciandole in affidamento i suoi quattro figli. Fra questi c'è Ryan, un bambino di 11 anni che altri non è che il figlio biologico di Mia, concepito quando quest'ultima era ancora un uomo. Dopo lo smarrimento iniziale, Mia decide di prendersi cura di questa sgangherata e difficilissima famiglia, cercando di conciliare il suo rischioso lavoro con il ruolo di tutore/genitore dei ragazzi. Non sarà affatto facile.


Pregi: I personaggi , nella loro semplicità, sono interessanti e ben scritti. L'ambientazione è sicuramente evocativa (i protagonisti vivono in una scalcinata -per non dire squallida- fattoria in mezzo alla campagna) ed ogni episodio è ritmicamente ben calibrato, senza punti morti o troppo pesanti. L'interpretazione di Chloë Sevigny è trattenutissima , ma molto pertinente al personaggio: Mia infatti è una persona molto chiusa, che si esprime pochissimo a parole, e che esterna i propri sentimenti con gesti misuratissimi e impacciati.In mezzo agli altri, la sua freddezza da killer raramente viene incrinata, e nel corso dei sei episodi la vediamo sorridere in pochissimi momenti. Ma quando è da sola, nel suo appartamento/fabbrica in disuso di Manchester ecco che viene mostrato anche il suo lato più fragile e ferito, con delle scene di autolesionismo/umiliazione molto forti (quasi disturbanti). Il maggior pregio di questa serie rimane, secondo me, il rapporto che si crea fra Mia e suo figlio, Ryan. Non che gli altri attori siano meno interessanti/ bravi, ma la mia predilezione va a questi due. E' un rapporto molto particolare, una specie di mix madre/padre e figlio (cosa inevitabile visto la dualità di Mia).

Difetti: Non manca una certa faciloneria di fondo un po' fastidiosa, soprattutto nel trattare argomenti spinosi che avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Alcuni passaggi sono troppo affrettati, altri poco plausibili, altri ancora telefonatissimi. E c'è una buona dose di dramma un po' becero, che tanto piace agli inglesi ma che francamente mal sopporto. Ma niente di così inficiante da rovinare quel che c'è di buono.


Considerazioni: Nel complesso è una serie che ho visto volentieri. E' molto semplice e prevedibile, e non mancano cadute di stile qua e la, ma si lascia guardare, e viene molto naturale affezionarsi ai personaggi . Non mi sento di consigliarla a tutti, ma se qualcosa di quello che avete letto vi incuriosisce, provatela! Sei episodi non sono un grande sforzo (i sottotitoli italiani sono usciti per Subsfactory). Speriamo in una seconda stagione: visto come finisce la prima, è assolutamente necessaria.

AGGIORNAMENTO: E' arrivata la conferma da SkyAtlantic che non ci sarà una seconda stagione. A detta loro, la serie è stata concepita fin dall'inizio come autoconclusiva, quindi ci attacchiamo al tram. Che dire? Se la loro idea era quella potevano degnarsi di dare un finale un filino più compiuto.

domenica 11 settembre 2011

Domani è il mio compleanno, e questi sono i regali che mi sono fatto: la miniserie di Elizabeth I con Helen Mirren e la prima stagione del telefilm OZ , che mi ha sempre incuriosito e del quale ho letto un gran bene un po' ovunque. Domani compio sedici anni (per gamba U_U) quindi fatemi gli auguri!!!! XD
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