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venerdì 8 dicembre 2017

Cinque edizioni per festeggiare i 174 anni del Canto di Natale di Dickens.

Il 19 Dicembre 1843, uscì in Inghilterra A Christmas Carol di Charles Dickens, novella che ebbe un successo straordinario, andando a ridefinire il concetto stesso del Natale e dello "spirito natalizio". 
A distanza di quasi 174 anni, la storia del vecchio e terribile Scrooge e dei fantasmi che lo riportano sulla via dell'umana bontà, continua ad essere fortemente sentita ed amata , e non solo dal pubblico anglofono, ma da grandi e piccini di tutto il mondo. Una prova di ciò è la costante ed enorme mole di adattamenti cinematografici e televisivi ,comprese le varie rivisitazioni (chi non ha visto il film Disney con Topolino?) e parodie. Lo stesso Scrooge è diventato l'archetipo di tanti altri personaggi creati successivamente,  Zio Paperone fra tutti. 

Come forse sapete, Dickens è uno dei miei scrittori prediletti, e pur preferendo altri suoi romanzi al Canto di Natale, devo ammettere che si tratta di un'opera a mio parere praticamente perfetta : ha una lunghezza fruibile per tutti (soprattutto i lettori più giovani), una storia che fa ridere, spaventa e commuove, e una galleria di personaggi memorabili. 

Di edizioni italiane ce ne sono tantissime, quindi per festeggiare i 174 anni dalla sua pubblicazione, ne ho scelte 5, che a mio parere sono interessanti per aspetti differenti:

1- L'edizione per Dickensofili.



Questa edizione del Canto di Natale è uscita recentemente per Bompiani, e nonostante il prezzo non eccessivo (14 euro), è stampata su carta pregiata ed ha la copertina rigida. L'introduzione del volume è stata affidata al noto scrittore irlandese Colm Tóibín (forse lo conoscete per il romanzo Brooklyn) , ed ha una traduzione nuova fiammante ad opera di Sergio Claudio Perroni
Perché definirla un'edizione per Dickensofili? Beh, è presto detto: ha la riproduzione del manoscritto originale a fronte. Manoscritto che, per la cronaca, è conservato alla  Morgan Library & Museum di New York.
Non ha illustrazioni, ed esteticamente non ha molto appeal per un pubblico generico o comunque digiuno di Dickens (le foto del manoscritto lo fanno sembrare più un saggio che un romanzo) . Ma per i fan di questo autore è una vera e propria chicca!

2- L'edizione sobria ed elegante. 



Quella di Marsilio è un' edizione elegante , con testo originale a fronte e ricco apparato di note. Costa 15 euro -prezzo forse un filino alto- ma è in giro da molti anni e soprattutto è curata da Marisa Sestito, ottima traduttrice e profonda conoscitrice di Dickens. 
Il testo a fronte e le numerose note la fanno sembrare un poco un'edizione da studenti, ma secondo me è perfetta per tutti quelli che provano piacere sia a leggere in originale che in italiano. 
Insomma, un'edizione sobria e completa  per i palati più esigenti. 


3- L'edizione moderna ed economica. 




Questa edizione della Feltrinelli è fra le più economiche (costa 7 euro) e presenta una nuova traduzione di Bruno Amato  (che sempre per Feltrinelli ha tradotto Oliver Twist e Tempi Difficili). 
Secondo me, il traduttore più fedele allo stile di Charles Dickens resta Silvio Spaventa Filippi, ma alcune delle traduzioni di quel periodo sono veramente vetuste e poco scorrevoli, quindi ben vengano nuove traduzioni. Amato tende un pochino a semplificare e a modernizzare lo stile di Dickens, ma non è necessariamente un male, e anzi, i libri ne guadagnano in scorrevolezza. 
Come dicevo, questa è un'edizione molto semplice e senza grandi pretese, ma è perfetta per chi si avvicina all'autore per la prima volta (o per chi vuole fare un regalo non troppo costoso)

4- L'edizione pornolusso.



Questa edizione illustrata da P.J. Lynch è semplicemente bellissima. Uscita qualche anno fa con formato più grande e cartonato,  da poche settimane è stato ristampato nella collana Classici BUR Deluxe , al costo di 17 euro. Le tantissime illustrazioni di Lynch, tutte rigorosamente a colori, incorniciano ed arricchiscono il testo in modo sublime, e una volta sfogliato vi assicuro che sarà difficilissimo rimetterlo sullo scaffale. Presenta un'introduzione dello scrittore Gianrico Carofiglio, mentre la traduzione è di  Maria Luisa Fehr. A dire il vero, la versione della Fehr è un po' vecchiotta (risale agli anni 50), ma avendola letta ed apprezzata io stesso, ed essendo fra le traduzioni più famose, non mi sento di considerarla un difetto di questa edizione, anzi. 

5- L'edizione per ragazzi supereconomica.



Sono molto affezionato alla collana Bur Ragazzi, perché raccoglie tanti classici per l'infanzia (e non ) a prezzi veramente ridicoli (in questo caso 6,90 euro). Questa edizione del Canto di Natale presenta una postfazione di Antonio Faeti (curatore della collana) , ed è la versione tradotta da Maria Luisa Fehr (la solita di cui vi parlavo sopra, quella degli anni 50). Ok, è un' edizione un po' cheap come materiali e non ha illustrazioni, ma potrebbe risultare un regalo perfetto (e non troppo impegnativo) per un giovane che si sta avvicinando alla lettura. 

Queste sono solo alcune fra le moltissime edizioni del Canto di Natale, ma ho cercato di sceglierne cinque fra le più rappresentative (per fasce di prezzo e contenuti). Pensate che sono tutt'ora alla  disperata ricerca di una famigerata edizione illustrata da Anna Merli (autrice e disegnatrice di END insieme a Barbara Canepa): spero di riuscire a trovarla, anche perché mi hanno detto che è stata ristampata da poco.

Alla prossima!  


lunedì 18 settembre 2017

Tre Highsmith




Oggi, in questo post "letterario" voglio parlare di un'autrice da me molto amata, ovvero Patricia Highsmith. Autrice che è conosciuta da molti per il romanzo Carol, dal quale è stato tratto il recente film di Todd Haynes, e soprattutto per i romanzi che hanno per protagonista Thomas "Tom" Ripley, ovvero Il talento di Mr. Ripley, Il sepolto vivo, L'amico americano, Il ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott'acqua.
Ma i tre romanzi che ho scelto sono un po' meno famosi, o meglio, uno è abbastanza famoso mentre gli altri due sono meno conosciuti. E devo dire che , seppur considerati da molti come "minori" sono fra i miei preferiti perché sono dei thriller molto controversi e bizzarri, quasi Coeniani -se mi passate il termine-.

Il primo libro di cui vi voglio parlare è senza dubbio il più noto dei tre, per due semplici motivi: Uno- E' l'opera di esordio di Patricia Highsmith , ovvero quella che l'ha resa famosa a soli 29 anni, e Due - Da questa storia è stato tratto uno dei thriller a mio parere più belli, e anche sottovalutati di Alfred Hitchcock, ovvero Strangers on a Train, che in italiano è arrivato con il titolo L'altro uomo.
Sconosciuti in treno ha una storia quasi Dostoevskiana, molto controversa e cupa , ed ha per protagonista Guy, che è un giovane architetto di grandi speranze che durante un viaggio in treno incontra  tale Bruno , un giovane e alcolizzato bellimbusto. Come succede a volte fra persone sconosciute in treno, il giovane attacca bottone e comincia a raccontare la sua vita. E così Guy scopre che questo Bruno è un mezzo sbandato che vive sulle spalle della madre e che ha un pessimo rapporto con il padre. Anche Guy, suo malgrado, si ritrova a parlare di se, e veniamo così a sapere che sta cercando di divorziare dalla moglie , ma quest'ultima fa di tutto per temporeggiare  e rimandare il divorzio, in modo da impedirgli di sposare la donna che ama attualmente. I due cominciano a parlare degli argomenti più disparati , fino a quando Bruno non se ne esce fuori con una proposta sconvolgente: uno "scambio di omicidi". Il piano è semplice: Bruno ucciderà la moglie di Guy, e Guy ucciderà il padre di Bruno. In questo modo, i sospettati principali avrebbero dei solidi alibi, e la polizia non sospetterebbe mai il coinvolgimento di due sconosciuti nei due omicidi (o un qualsiasi collegamento fra di essi).
Guy prende la proposta come uno scherzo di pessimo gusto, e presto si dimentica della cosa. Ma Bruno... Non è dello stesso parere.
Il seguito non ve lo dico:  leggete il libro!

Perché mi piace questo romanzo? Lo ammetto, una piccolissima parte del mio amore deriva dal fatto che è stato il primo romanzo che ho letto della Highsmith, ma a parte questo, trovo che sia davvero fra le sue opere più riuscite: ci sono già tutti gli elementi cari all'autrice , come ad esempio lo scontro fra moralità e amoralità, e i due protagonisti maschili -Bruno e Guy- che si odiano pur essendo intimamente legati dall'omicidio, sono l'archetipo di moltissime coppie presenti nei suoi romanzi successivi. E poi, come sempre, c'è quel sottile disagio che ti crea il simpatizzare per personaggi abbastanza sgradevoli e malvagi, ed in questo la Highsmith era veramente una maestra. Consigliatissimo!


Il secondo libro di cui vi voglio parlare è The Blunderer, uscito con il titolo italiano Vicolo cieco.
Il protagonista della storia è l'avvocato Walter, un uomo mite e gentile che -come spesso accade nei romanzi della Highsmith- si ritrova intrappolato in un matrimonio infelicissimo. La moglie Clara, infatti, è una donna odiosa e nevrotica, che minaccia il suicidio ogni volta che Walter paventa una separazione. Walter , che a causa dei capricci della moglie ha perso tutti i vecchi amici, trova conforto nell'amicizia con la giovane insegnante di musica Ellie, che però scatena la gelosia di Clara, che cerca di uccidersi con delle pillole. Il gesto riporta Walter fra le sue braccia, ma l'odio di quest'ultimo verso la moglie riaffiora raddoppiato poco dopo. In quel periodo, Walter rimane molto colpito da un caso di cronaca nera locale : una donna viene uccisa nella vicina stazione di sosta degli autobus, e nonostante il marito (un libraio di nome Kimmel) sia il principale sospettato, non ci sono prove schiaccianti della sua colpevolezza. Per Walter quell'omicidio diventerà una vera è propria ossessione: arriverà a ritagliare tutti gli articoli di giornale al caso inerenti, fino a portarlo ad incontrare lo stesso Kimmel (che considera senza il minimo dubbio colpevole). In seguito, chiederà nuovamente il divorzio a Clara, ma quest'ultima glissa e decide di andare a trovare la madre in fin di vita, e farà il viaggio... in autobus. In preda ad una vera e propria ossessione (e completamente in balia del malsano desiderio di uccidere la moglie), decide di seguire l'autobus che ha preso Clara fino alla prima stazione di sosta (come secondo lui ha fatto Melchior la notte dell'omicidio), e di spingerla in un dirupo. Ma arrivato sul luogo, la donna sembra scomparsa. Il giorno dopo, Walter avrà una sconvolgente sorpresa... (non racconto altro, ho già spoilerato fin troppo!).

Perché mi piace questo romanzo? Perché è grottesco, folle, crudele! E la prima volta che l'ho letto ho pensato: Wow, sembra un romanzo scritto apposta per diventare un film dei fratelli Coen! Questo mio commento si basa soprattutto sulla seconda parte del libro (che non vi voglio assolutamente spoilerare), ma vi assicuro che se amate il duo terribile (per film come, ad esempio "L'uomo che non c'era"), amerete anche questo romanzo. E secondo me, anche Noah Hawley (il creatore della serie tv Fargo) ha letto la Highsmith. Dei tre, è quello più difficile da consigliare, quindi leggetelo a vostro rischio e pericolo.

Il terzo e ultimo libro di cui vi voglio parlare è A Suspension of Mercy, uscito in Italia con il titolo Senza pietà. Il protagonista di questa storia è uno sceneggiatore specializzato in serie tv gialle di nome Sydney Bartleby, che vive nel Suffolk insieme alla moglie Alice. Indovinate un po'? I rapporti fra Sydney e Alicia sono tutt'altro che idilliaci, infatti Alicia (di nobili natali) è sempre più delusa e irritata dalla carriera "in stallo" del marito, e le liti sono all'ordine del giorno. Sydney fantastica spesso di uccidere la moglie (il suo modus operandi preferito è quello di spingerla dalle scale, per poi avvolgerla in un tappeto e sotterrarla) , ma non per un reale desiderio di ucciderla, ma piuttosto come esercizio mentale per le sue sceneggiature gialle alle quali sta lavorando. In seguito ad una lite più burrascosa delle altre, Alicia decide di prendersi una pausa e di andare per un periodo indefinito di giorni a Brighton, e Sydney approfitta di questa sua improvvisa partenza per mettere in atto un gioco pericolosissimo: fingere di aver ucciso la moglie, mettendo in atto tutti i piani mentali studiati fino a quel momento (ovvero prendere il tappeto arrotolato, caricarlo in macchina e sotterrarlo in aperta campagna). Da questo "gioco" ricaverà del materiale preziosissimo per i suoi romanzi, ma l'assenza di Alicia si prolunga sempre di più, ed i vicini ed i parenti della donna cominciano a preoccuparsi  seriamente (anche in virtù dello strano atteggiamento di Sydney). Come si suol dire, "Il gioco è bello quando dura poco", e mai come in questo caso, un gioco lungo avrà così tragiche conseguenze!

Perché mi piace questo romanzo? E' stato fra gli ultimi romanzi dell'autrice che ho letto, e ad essere sincero non mi aspettavo chissà cosa. E invece, ok, presenta dinamiche e situazioni già proposte molte altre volte dalla Highsmith (che spesso tende a ripetersi) , ma questo continuo gioco speculare  fra finzione e realtà è affascinante, e contribuisce a creare una tensione fortissima. Si arriva alla fine del libro completamente angosciati, e solo dopo aver letto le ultime righe si può tirare un sospiro di sollievo. Anche se...

Ho scritto un assurdo papirone, ma spero vivamente di avervi un po' incuriositi su quest'autrice. La Highsmith non era una persona amabile, soprattutto nei suoi ultimi anni: in molti la consideravano una razzista ubriacona,  misogina e piena d'odio, e probabilmente era davvero così. Nei suoi romanzi, a trionfare sono spesso i sentimenti negativi, l'odio, l'egoismo e la crudeltà, e spesso traspare una sua visione del mondo pessimista e diffidente del buono nelle persone . Ma il suo talento come scrittrice e innegabile.

Mi piacerebbe tornare della maestra dell'apprensione (come la definì Graham Green), e magari dei numerosi film che sono stati tratti dalle sue opere. Fatemi sapere se siete interessati!



venerdì 7 luglio 2017

Il castello blu di Lucy Maud Montgomery



Titolo: Il Castello Blu (The Blue Castle)

Autrice: E' Lucy Maud Montgomery (1874-1942) , scrittrice canadese famosa in tutto il mondo per la serie di Anne of Green Gables (Anna dai capelli rossi), composta da otto romanzi più svariate storie brevi.  Fra le altre sue opere, è bene ricordare la trilogia di Emily of New Moon (Emily della Luna Nuova) e i romanzi stand-alone Magic for Marigold (Marigold) e Kilmeny of the Orchard (Il frutteto incantato). Nonostante la sua fama sia legata principalmente alla sua produzione per ragazzi, ha anche scritto poesie e romanzi per un pubblico adulto, fra i quali, appunto, The Blue Castle

Trama fornita dalla casa editrice: L’immagine che Valancy Stirling vede riflettersi nello specchio è una figura tristemente scolorita. Ha quasi trent’anni e non ha un marito: quanto basta a renderla motivo di imbarazzo e umiliazione per la sua ingombrante famiglia. Valancy vive secondo le regole imposte da una madre bigotta, accoglie con remissione le scelte che altri fanno per lei, non si ribella al personaggio in ombra che nel gioco delle parti le è toccato in sorte. C’è un luogo dei suoi sogni, però, dove si sente libera di riprendersi un ruolo da protagonista: il suo “castello blu”.  La sconvolgente diagnosi di una malattia cardiaca fatale la spinge, però, a uscire dal suo bozzolo di timore e a cercare nel mondo il suo castello: prima, sul limitare di quella “landa desolata” dove abitano i reietti della comunità – Cissy Gay, una ragazza madre malata di tubercolosi, e suo padre Abel, un impenitente alcolista; poi, ancor più lontano, sul Lago Mistawis, dove vive soltanto lo sregolato Barney Snaith, che tutti reputano un criminale in fuga.  Ambientato nel magnifico scenario del Muskoka, dove specchi d’acqua, isole velate dalla nebbia, cascate scroscianti e boschi inestricabili si fondono nel magico silenzio della natura canadese, Il castello blu è uno dei pochi romanzi che Lucy Maud Montgomery scrisse per un pubblico adulto e per reinventare la sua storia di donna. La prosa ironica e brillante della Scrittrice tratta con freschezza temi scomodi, esprimendo tutto lo sdegno che provava per la finzione sociale e l’ipocrisia del suo tempo.

Commento di Yue: Anche a voler relegare Lucy Maud Montgomery nel calderone degli scrittori per l'infanzia (cosa a mio parere sbagliata e limitante), la sua genuina bravura è immediatamente percepibile: leggendo Anne of Green Gables , la prima sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi difronte ad un'autrice incredibilmente brillante e dotata, in grado di creare personaggi talmente vividi e vibranti da risultare indimenticabili (esiste un personaggio femminile più iconico di Anne in tutta la letteratura classica per l'infanzia? Non credo).

Nel mese di Giugno, la piccola (ma preziosa) casa editrice Jo March, ha pubblicato uno dei pochi romanzi pensati "per un pubblico adulto" della Montgomery, ovvero Il Castello Blu (The Blue Castle). Uscito nel 1926, ed accolto abbastanza tiepidamente dalla critica di quel periodo, in seguito a quasi mezzo secolo di oblio è stato ristampato, diventando immediatamente uno fra i romanzi più amati della produzione dell'autrice.



Lo dico subito per gli impazienti : non è un capolavoro, ma pur con le sue imperfezioni l'ho trovato graziosissimo! In questo periodo sto lentamente uscendo da un brutto "blocco del lettore", ed un libro del genere era proprio quello di cui avevo bisogno.

Ma analizziamo più attentamente questo romanzo (cercando di spoilerare il meno possibile): La prima parte, ovvero quella del "risveglio di Valancy" in seguito alla terribile diagnosi è assolutamente brillante e divertente, con dialoghi fulminanti ed uno humour incredibilmente tagliente (e per certi versi scorretto) per l'epoca.  Valancy non è un personaggio immediatamente esplosivo come Anne, ma anche all'inizio del libro, quando viene mostrata in un momento di mite rassegnazione viene descritta come una donna complessa,  piena di desideri ed ambizioni, e quindi il suo cambiamento risulta del tutto naturale. Cambiamento che sconvolgerà pesantemente i numerosi parenti del pomposo clan Stirling, splendidamente descritti e fonte continua di siparietti divertentissimi.
La seconda parte è decisamente più romance e bucolica, e la maturazione personale e sentimentale di Valancy viene descritta con grande delicatezza, anche se non mancano passaggi un po' noiosetti e un filo sdolcinati (ma sempre splendidamente scritti!). Il climax del romanzo è ampiamente prevedibile (io che sono un ingenuo non ho mai creduto a "quella cosa "), ed anche lo svelamento finale sull'identità di Barney richiede un pizzico di sospensione dell'incredulità. Ma tutto sommato, anche se nella seconda parte la storia perde quasi del tutto quella carica satirica e tagliente nei confronti del perbenismo ipocrita delle vecchie famiglie, il finale è l'unico possibile. E a guardare bene, nelle lacrime di Valancy, si possono leggere tante cose: gioia per il suo nuovo status, ma anche rammarico per il suo castello blu, ormai perso per sempre.

Insomma, un romanzo non perfetto, ma incredibilmente piacevole. Ve lo consiglio!

Edizione: L'edizione della Jo March è ottima e con un prezzo contenuto (14 euro).  La traduzione è di Elisabetta Parri, e a inizio volume c'è una bella introduzione delle curatrici e fondatrici della casa editrice, Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci. 

mercoledì 5 ottobre 2016

L'altra Grace di Margaret Atwood

Non avevo in programma di dedicare addirittura un post a questo libro, ma a distanza di quasi un mese dalla sua lettura continuo a ripensarci, quindi al diavolo, direi che se lo merita, dopotutto. 

L'altra Grace (Alias Grace) è un romanzo della famosa scrittrice canadese Margaret Atwood , conosciuta per opere come Il racconto dell'ancella [1] e L'assassino cieco

La Grace del titolo altri non è che Grace Marks, cameriera di origine irlandese che è stata la protagonista di uno dei casi di cronaca nera più famosi del Canada di metà 800, ovvero la brutale morte di Thomas Kinnear e della sua governante (e amante) Nancy Montgomery. Accusati dell'omicidio furono proprio la stessa Grace (in quel periodo a servizio da Kinnear) e James McDermott, lo stalliere e tuttofare. Arrestati dopo una breve fuga, con indosso averi appartenuti ai loro padroni, entrambi furono condannati a morte, ma solo McDermott  - considerato dall'accusa come esecutore materiale dei delitti - fu impiccato. Su insistenza del suo avvocato, infatti,  l'allora sedicenne Grace finì prima in un manicomio, e poi in prigione, dove restò come detenuta modello per quasi trent'anni. In seguito ad amnistia , Grace andò a vivere nello stato di New York, e da quel momento si persero le sue tracce.

Questi sono i fatti "certi" riportati dalle cronache . Ma come andarono veramente le cose ? Grace era complice o vittima di McDermott? Era una povera ragazzetta sottomessa ad un bruto o -come disse McDermott durante il processo - una scaltra seduttrice, addirittura istigatrice dei due delitti? E come mai la ragazza, dopo un iniziale ammissione di complicità affermò fino all'ultimo di non ricordare niente dell'accaduto? 
Difficile farsi un idea basandosi sulle testimonianze dell'epoca , spesso esagerate e contraddittorie fino al ridicolo. Ma nonostante ciò, nel 1996, Margaret Atwood fa uscire Alias Grace, un romanzo che fin dal suo titolo è ammantato da un'aura di ambiguità.

La Atwood mette al centro della narrazione due figure principali: la prima è rappresentata da un personaggio fittizio, ovvero l'alienista di belle speranze Simon Jordan, e la seconda è la stessa Grace, che -ormai sulla soglia dei trent'anni- vive un'esistenza pacifica nel penitenziario di Kingston.
Il dottor Jordan è stato ingaggiato da un comitato di metodisti sostenitori di Grace, che sperano grazie ai suoi metodi di far ricordare alla donna gli avvenimenti inerenti alla morte di Kinnear e compagna, in modo da dimostrare la sua innocenza.
Il giovane e non troppo brillante dottore comincia così a "studiare" Grace, e sarà durante i loro numerosi colloqui che la donna -superata l'iniziale diffidenza- comincerà ad aprirsi e a raccontare la sua vita, dalla difficile infanzia in Irlanda  fino all'arrivo a casa Kinnear.

Il libro alterna così capitoli narrati in terza persona, dove vediamo i progressi e le tribolazioni del dottor Jordan, e capitoli narrati  in prima persona dalla stessa cameriera. La Grace ritratta dalla Atwood è una ragazza all'inizio quasi analfabeta, ma tutt'altro che stupida. E' una giovane donna che cerca di vivere degnamente con i suoi scarsi mezzi, e che nella sua breve vita ha compiuto enormi sacrifici e scelte dolorose (come quella di lasciare i fratellini al padre ubriacone per poter entrare a servizio). Durante il suo racconto, oltre a descrivere quella che era la sua routine quotidiana come cameriera, Grace parla anche di alcune persone che si riveleranno fondamentali nella sua vita, come l'amica del cuore Mary Whitney , il venditore ambulante Jeremiah e l'ombroso McDermott. Insomma, un tipico resoconto da persona pratica e concreta, se non fosse che qua e là , si insinuano sogni misteriosi e strane visioni... E qui arriviamo al punto che secondo me rende il libro così affascinante e per certi versi indimenticabile [SPOILER]: la Atwood non è interessata a dare una soluzione definitiva al mistero sul caso Marks, ma anzi, lascia la vicenda del duplice omicidio come "sospesa" e aperta a più soluzioni. Il resoconto di Grace sul giorno degli omicidi è confuso, febbricitante ed ha la consistenza del sogno. Ed anche se nel climax del libro (rappresentato da una seduta di ipnosi) la sconvolgente verità sembra venire prepotentemente a galla, di fatto ci sono moltissimi elementi che lasciano pensare che si sia trattato tutto di una grossa farsa.
Innocenza, dissimulazione, malattia mentale, perfino la pista paranormale rimane aperta e plausibile, e il lettore può arrovellarsi e schierarsi quanto vuole: il dubbio rimarrà sempre.
Lo stesso destino di Grace rimane ambiguo, grazie ad un crudelissimo colpo da maestro della Atwood, che però non voglio svelare!  [FINE SPOILER].

In definitiva, parecchie domande restano senza una risposta, ma a stagliarsi vivida nella mente del lettore rimane la figura incredibilmente complessa di Grace, che prima di essere una probabile assassina è una donna sfortunata, che si muove in una società ipocrita, fatua e maschilista, che si diletta con lo spiritismo e trae un morboso piacere dai fatti di cronaca più sanguinosi.

E' un libro di non facilissima lettura, che nel ritmo e nella struttura (vedi le citazioni all'inizio dei vari capitoli) riprende un po' i romanzi vittoriani dell'epoca. Ma è anche incredibilmente appassionante, e se la vicenda da cui è tratto vi incuriosisce, ve lo consiglio CALDAMENTE.

P.S: Il libro in italiano è tutt'ora fuori stampa, ma a breve dovrebbe uscire su Netflix una miniserie in sei episodi (scritta dalla bravissima Sarah Polley) che di sicuro farà ritornare il libro sugli scaffali.



NOTE:
[1] Di questo romanzo vi consiglio di leggere la bellissima recensione di Millefoglie: io l'ho recuperato dopo averla letta!
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