mercoledì 8 aprile 2020

Say Adieu to Say Adieu to Yue.


Mi guardo intorno e vedo una stanza con delle pareti azzurre. Appese alle pareti ci sono tanti quadretti: quello con la stampa de Il Porto Proibito , quello con la foto del fratello che non c'è più,  quello dove ci sono io che indosso una tutina di Topolino (avrò forse sei mesi). Poi c'è il vecchio orologio in ottone ereditato dalla nonna, che torreggia sopra una vecchissima libreria di vimini (che avrà vent'anni, ma pur essendo stipata non ha un solo ripiano incurvato dal peso dei fumetti). Poi arriva l'armadio, vecchio e pieno di adesivi , che ingloba una scrivania sempre in disordine, e finalmente, si apre una finestra che si affaccia  sull' aperta campagna. E poi, di nuovo quadretti: un disegno di Banana Fish, una stampa di Black Jack, ed un piccolo collage di illustrazioni di Sunny. L'ultima parete è quella delle mensole, con scatoline e vecchi pupazzi, e sotto di esse c'è il calendario 2018 di Edward Hopper: nel mese di Aprile c'è il dipinto Cape Cod Evening, e mi ha sempre messo tristezza quella donna giunonica a braccia conserte, che sembra provare astio sia verso il marito che verso il cane. Sotto il calendario c'è un vecchio mobiletto con sopra un portatile (che però non è mai stato "portato" da nessuna parte), e a lato un enorme letto, troppo grande per la stanza, che in effetti è proprio piccola. 

In questa stanza , il 3 Marzo di dieci anni fa, nasceva Say Adieu to Yue: ha faticato parecchio prima di trovare una sua identità (vi ricordate i primi, assurdi post?), ma con gli anni è diventato -almeno per me-  un luogo confortevole, dove poter parlare delle mie più grandi passioni. Oggi, 8 Aprile 2018, Say Adieu to Yue se ne va serenamente in pensione. Negli ultimi tempi, i post sono diventati sempre più rari e meno ispirati , quindi la chiusura del blog è una conseguenza naturale, e va accettata. 
Ringrazio tutte le persone che lo hanno seguito ed amato (anche solo per un periodo) , e chiedo scusa a tutti quelli che rimarranno delusi da questa notizia.  

Ma voglio lasciarvi con una notizia bella: un altro manga di cui ho parlato sulla rubrica I manga che non leggeremo mai in Italia è stato annunciato da una casa editrice italiana: mi riferisco allo splendido Utsubora, di Asumiko Nakamura!  Di sicuro, in questo 2018 i manga belli da leggere non mancheranno. 



lunedì 21 maggio 2018

La fidanzata di Minami di Shungiku Uchida.



Un neonato è una creatura così piccola, indifesa, fragile. Che dipende totalmente da qualcuno, anche nelle faccende più basiliari. E per molti versi è così anche Chiyomi, la fidanzata dello studente Minami: una ragazza che, di punto in bianco, si ritrova ad avere le dimensioni di una bambolina.  

Non sappiamo il motivo di questa metamorfosi, e a dirla tutta, non è poi così importante. Ma il punto è: come reagireste voi se la vostra persona amata diventasse minuscola, e all'improvviso fragile e totalmente dipendente da voi? Riuscirebbe l'amore a superare questo squilibrio improvviso? Questo ostacolo insormontabile che ribalta, e modifica qualsiasi ruolo?  

Shungiku Uchida  -vera e propria icona della sua generazione e artista dai numerosi talenti- , ci mostra la quotidianità di questi due giovani innamorati, ma nonostante i disegni buffi e graziosi e le situazioni  talvolta divertenti e maliziose (pensate un po' agli ovvi problemi riguardanti la sfera sessuale dei due protagonisti), la lettura di Minami-kun no Koibito risulta sottilmente destabilizzante, proprio per l'estremo realismo con cui sono descritti sia Chiyomi, che Minami: il modificarsi dei loro sentimenti in virtù di questa convivenza "forzata", i dubbi, le paure,i sensi di colpa, i momenti di rabbia e debolezza.  

E' impossibile non divorare questo volume, e quando si arriva al climax , che è rappresentato -con pagine tenerissime- da una piccola gita in una stazione termale, si prova una sorta di tremula gioia per i due protagonisti, che nonostante la situazione assurda e snervante che stanno vivendo CI PROVANO ad andare avanti insieme.  Ma fin dalla prima pagina , nonostante il tono all'apparenza scanzonato e leggero della narrazione, c'è una sorta di inquietudine e ansia sotterranea, che nel finale affiora e va a chiudere la storia in un modo che, beh... Lo scoprirete leggendolo. 

L'accurato e interessante approfondimento di Paolo La Marca sull'autrice (che si trova a fine volume) , carica la storia di ulteriori significati : Minami-kun no Koibito è forse un racconto allegorico scritto per esorcizzare il dolore di un aborto subito in gioventù dalla Uchida? O forse è un'opera-testamento sul suo rifiuto di avere figli? Probabilmente non avremo mai una risposta sicura, ma questo volume resta comunque imperdibile.  Non conoscevo la Uchida "mangaka", ma dopo aver letto questa sua opera, mi rendo conto che è più che degna di stare al fianco di autrici (che un tempo, sullo smo forum, chiamavamo "d'avanguardia") come Kyoko Okazaki ed Erika Sakurazawa.   Io l'ho comprato in anteprima al NipPop, ma nelle fumetterie uscirà il 24 Maggio.

Consigliatissimo!


P.S: Con questo post, il blog non tornerà attivo.Ma questo volume mi è piaciuto talmente tanto, che dovevo pur parlarne da qualche parte. 

domenica 4 febbraio 2018

Intermission 40 - Anno nuovo, vecchie abitudini.

Siamo a inizio Febbraio, e la mia riserva di "joie de vivre" per il 2018 si è già completamente prosciugata . Ma se sul fronte "real life" non ci sono stati grandi miglioramenti rispetto alla fine del 2017, almeno sul fronte letture e visioni la situazione è decisamente migliorata. 
Quindi ehi, ciao 2018! Che ne dici di un ennesimo intermission sconclusionato, giusto per non perdere le cattive abitudini?

Prima di cominciare ci tengo a dire una cosa: ringrazio tutte le persone che anche quest'anno hanno partecipato al premio My Cup of Tea. Si tratta di uno stupido giochino, me ne rendo conto, ma ci tengo tantissimo. E ringrazio anche le persone che mi hanno gentilmente detto di non poter partecipare, e quelle che ho taggato su facebook e mi hanno completamente ignorato (li ringrazio perché mi hanno fatto capire che, evidentemente,  i loro blog sono troppo importanti per partecipare). Speriamo in un 2018 altrettanto ricco di sorprese e tazzine!

Uh-oh.


Vi ricordate il mio blocco del lettore, di cui mi lagno da praticamente un anno? Ecco, finalmente sono riuscito a leggere un libro dall'inizio alla fine, e voglio parlarvene.

Si tratta di The Long Way - Il lungo viaggio di Becky Chambers, uscito qualche settimana fa per Fanucci Editore. E' un romanzo di genere sci-fi, che ha per protagonista l'equipaggio della Wayfarer,  navicella costruita per creare tunnel spaziali che consentono il passaggio immediato da un capo all'altro della galassia. Già vedo l'espressione scocciata delle persone che non amano il genere fantascientifico, ma credetemi, questo romanzo è molto insolito perché si tratta praticamente di uno slice of life ambientato nello spazio, dove la storia è quasi completamente focalizzata sui rapporti fra i vari membri dell'equipaggio. Un equipaggio composto da numerose specie, culturalmente e fisicamente molto diverse fra loro, ma che nonostante tutto riescono a convivere ed a volersi bene. 
Nonostante la presenza di una trama principale di fondo (la costruzione di un tunnel che collega lo spazio centrale ad un pianeta abitato da una specie decisamente bellicosa) , i vari capitoli hanno quasi il sapore delle storie brevi: ogni personaggio ha infatti il suo momento di gloria, e ci sono delle splendide riflessioni su  politica,  guerra, sul concetto di famiglia e di genere. 
Lo stile della Chambers è spigliato e divertente, e confermo quello che molte recensioni hanno fatto notare : è uno di quei romanzi che ti lascia, a fine lettura, completamente appagato, e con un sorriso sulle labbra. Consigliatissimo!

Avete visto Devilman Crybaby su Netflix?
Come ho già detto in altre occasioni, Go Nagai è uno di quegli autori che non ho mai particolarmente amato , ma Devilman è un'opera iconica e quando ho sentito che Masaaki Yuasa si sarebbe occupato di questa nuova incarnazione animata, beh, l'hype è salito alle stelle. Ebbene, il giorno dell'uscita ho visto tutti e dieci gli episodi di fila, e mi è piaciuto moltissimo. Che splendido adattamento! Una versione moderna che non  snatura minimamente il manga, e che anzi, enfatizza ed attualizza molti temi che nel manga erano solamente accennati. Anche l'animazione - che mescola uno stile moderno e sincopato a quello stilizzato dei mostri di Nagai- l'ho trovata perfetta, e davvero, se non avete visto le altre opere di quel genio di Yuasa (come Kaiba e Tatami Galaxy) non so davvero cosa aspettate. 

Visto che abbiamo tirato in ballo Netflix, mi sembra giusto passare alle serie tv che sto seguendo in questo periodo. Sia chiaro, ce ne sono sempre troppe da vedere (e molte le ho messe pure in pausa in attesa di tempi migliori), ma due o tre riesco a seguirle pure io.
Al momento, quella che mi incuriosisce di più è The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story , di "nostro signore del trash" Ryan Murphy. La prima stagione dedicata al processo di  O.J. Simpson mi aveva molto colpito per la sua sobrietà e accuratezza nei fatti narrati (senza contare  un paio di interpretazioni memorabili). Questa seconda su Versace è altrettanto interessante, anche se i momenti dedicati alla famiglia dello stilista -almeno nei tre episodi che ho visto- li ho trovati un filo kitsch. Grande sorpresa, invece, per l'Andrew Cunanan interpretato da Darren Criss : ruba lo schermo in ogni sua apparizione, e mi sembra chiaro che è lui il protagonista indiscusso della serie. Il terzo episodio in special modo , che si discosta leggermente dai primi due, focalizzandosi su una delle vittime meno conosciute di Cunanan, mi ha molto colpito per la sua asciutta crudezza e per l'interpretazione straordinaria di Judith Light. Insomma, è una serie promettente (piccola curiosità: la sceneggiatura è opera dello scrittore  Tom Rob Smith, già sceneggiatore della miniserie London Spy). 

Un'altra serie uscita recentemente per TNT, e che sto seguendo con grande  curiosità, è The Alienist. Il romanzo di Caleb Carr l'ho letto un'estate di cinque o sei anni fa, e mi piacque moltissimo. Non ricordo tutto alla perfezione, ma rimasi molto colpito dal carisma dei personaggi, e dal fascino dell'ambientazione newyorkese di inizio 900. La serie tv -almeno per i due episodi che ho visto- è estremamente ambiziosa: la ricostruzione degli interni e degli esterni è magistrale, e sia la regia che la fotografia lasciano veramente sbalorditi (alcune scene hanno il nitore di veri e propri dipinti). Il cast, purtroppo, è meno entusiasmante: Daniel Brühl è bravo e convincente nei panni del Dottor Laszlo Kreizler , ma Dakota Fanning è algida e inespressiva e Luke Evans non sempre sembra a suo agio nel personaggio. Insomma, almeno per ora sembra prevalere la forma alla sostanza, ma mi auguro che la situazione migliori via via che entreremo nel vivo della storia.

Qualche giorno fa è approdata su Netflix la prima stagione di Altered Carbon, tratta dai romanzi di Richard K. Morgan (se volete una bella recensione andate QUI. Ho visto solamente tre episodi, e ancora non sono riuscito a farmi un'idea chiara di questa serie. Da una parte ha elementi, per quanto non originalissimi, molto interessanti. Dall'altra ho notato un po' di piattume nei dialoghi, ed anche nella messa in scena (insomma, davvero nel 2018 abbiamo ancora bisogno di mettere gli ologrammi sui palazzi alla Blade Runner? Superiamola questa cosa, vi prego!). L'attore protagonista non mi dispiace (ha una buona presenza scenica, e mi sembra adatto al personaggio), il resto del cast direi che è abbastanza noiosetto (a parte l'adorabile Poe e il buon vecchio James Purefoy, che alla sua seconda apparizione ci regala un nudo integrale in onore dei vecchi tempi della serie tv Roma). Insomma, al momento non mi sta proprio entusiasmando, ma vi terrò aggiornati. 

Vi ricordate la mia maratona di "un film al giorno" di qualche anno fa? Bene, non sono tornato a quei livelli, ma sicuramente, nel mese di Gennaio ho visto parecchie cosine interessanti.
Impossibile parlare di tutto quello che ho visto, ma un po' di menzioni d'onore le devo fare:

On Body and Soul: Film ungherese candidato all'oscar come miglior film straniero. Diretto benissimo, visivamente straordinario, è la storia di due anime gemelle che prima ancora di incontrarsi, si sognano. Il tutto ambientato nell'asettica brutalità di un mattatoio. 

God's own Country: Definito dalla critica come "Yorkshire Brokeback Mountain", è la storia del giovane e ombroso allevatore Johnny Saxby, che in seguito alla malattia del padre si ritrova a farsi carico tutto da solo dell'azienza di famiglia (sacrificando i suoi sogni). Sarà l'arrivo del giovane bracciante rumeno Gheorghe a far breccia nella corazza di solitudine di  Johnny.  Vera sorpresa Queer del 2017, è un film adorabile, pieno di agnellini carini. 

Elle: Non avevo ancora visto questo film di Paul Verhoeven (regista che adoro), ma in molti me l'avevano consigliato, tirando in ballo il mio amore per Brian de Palma e Patricia Highsmith. Beh, mi è piaciuto moltissimo, e Isabelle Huppert è immensa (tanto per cambiare). 

Chiamami col tuo nome : Tratto dal romanzo di André Aciman, parla della breve ma intensa storia d'amore fra il giovane diciassettenne Elio e lo studente universitario Oliver (che collabora ad alcune ricerche con il padre di Elio, che è un professore universitario). Coming of age raffinato e Bertolucciano (passatemi il termine), pur non avendomi coinvolto al 100%, mi è piaciuto. 

The Killing of a Sacred Deer : Un dottore, il figlio di un paziente morto, una famiglia perfetta e una strana maledizione dal sapore biblico... Yorgos Lanthimos si conferma il maestro del disagio e dell'angoscia. 

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri: storia di una madre rabbiosa che cerca la verità sull'omicidio della figlia. Un film pieno di personaggi sgradevoli e con un finale tutt'altro che conciliatorio e rassicurante. Devo ancora capire se l'ho amato o odiato, ma la McDormand è tostissima.

Una mujer fantástica (Una donna fantastica):  parla di una giovane donna transessuale che si vede crollare il mondo addosso in seguito alla morte del compagno. Vittima dell' ostilità e delle cattiverie della famiglia di quest'ultimo, soffrirà molto prima di ritrovare un suo equilibrio. L'attrice protagonista (Daniela Vega) è sublime. Candidato come miglior film straniero (Cile) agli Oscar . 



Sul fronte fumetti non ho novità particolarmente rilevanti. Sto continuando a leggere con grande interesse Children of the Whales, e non vedo l'ora che arrivi l'anime su Netflix! 

Alla prossima! 


mercoledì 3 gennaio 2018

Premio "My Cup of Tea 2017"



Anche il non felicissimo (almeno per me) 2017 è passato, ed eccoci quindi arrivati alla quinta edizione del premio "My Cup of Tea", che ormai è diventato uno degli appuntamenti più attesi -e spero graditi- di Gennaio. Questo premio è nato quattro anni fa, con lo scopo di celebrare non l'opera più bella dell'anno di riferimento -sarebbe troppo scontato- ma piuttosto, quella che più vi ha sorpreso, contro ogni aspettativa e pregiudizio .  Per opera intendo qualsiasi cosa: fumetto, serie tv, film, libro, e quant'altro . Ad esempio:  volete dare la tazzina ad un blog? Ad un cosmetico? Ad una ricetta? Potete farlo! E potete fare anche premiazioni multiple, per ogni tipologia (quindi un film, una serie tv e così via). Non ci sono scadenze, cari amici blogger/youtubers/instagrammer ma se partecipate fatemelo sapere. E se non avete voglia di scrivere un post/video sul vostro blog/canale youtube/pagina instagram, assegnate le vostre tazzine nei commenti qui sotto!

Bene. Si comincia!

Libro: Nel 2017 ho comprato un sacco di libri (come al solito), ma ne ho letti pochi e ne ho interrotti tantissimi. Ma ho già parlato del mio blocco, e non voglio tediarvi ulteriormente: dico solo che, nel corso dell'anno , non ho avuto grandi sorprese, ma piuttosto tiepide conferme. Però mi dispiace non assegnare nemmeno una tazzina in questa categoria, quindi ho deciso di darla ad un romanzo di Émile Zola , che ho sempre dato per scontato rientrasse fra le sue opere "minori": Una pagina d'amore. Quanto mi sbagliavo! Il romanzo infatti è bellissimo: una splendida storia di passione, gelosia e morte , che contiene alcune fra le pagine più belle scritte dall'autore (ad un certo punto c'è la descrizione di una festa in maschera per bambini e sembra davvero di stare in mezzo a loro). E' edito dalla casa editrice fiorentina Edizioni Clichy e ve lo consiglio caldamente.

Serie Tv: Ebbene sì, la serie tv del 2017 che si prende la mia tazzina è, di fatto, un documentario in sette parti . Ora, io non impazzisco per i documentari, e soprattutto per quelli dedicati a delitti irrisolti, che solitamente mi mettono una terribile angoscia . Ma la serie The Keepers , prodotta e trasmessa da Netflix mi ha letteralmente rapito! 
La vicenda analizzata è quella dell'omicidio della giovanissima suora e insegnante Catherine "Cathy" Cesnik, nella cattolicissima Baltimora degli anni 70. Delitto che , in seguito ad alcune recenti testimonianze, sembra legato indissolubilmente ad una serie di abusi sessuali perpetrati dal prete Joseph Maskell  nella Seton Keough High School, scuola privata cattolica dove appunto insegnava Sister Cathy. Possibile che la giovane suora (amatissima dalle sue alunne, e spesso loro confidente) sia stata uccisa perché a conoscenza dei terribili abusi che avvenivano alla Keough?  
Nel corso dei sette episodi sono molte le piste esplorate, e moltissimi i sospetti, ed anche se alla fine il mistero sul delitto di Cathy rimane irrisolto , non si può fare a meno di provare ammirazione per quel gruppetto di persone che hanno cercato di far luce su questo omicidio e sugli abusi alla Keough; persone costantemente umiliate dalla fredda indifferenza della polizia, dallo scetticismo della comunità scientifica (per via delle controverse "memorie represse" recuperate anni dopo gli abusi )  e dall' ostinato silenzio dell'Arcidiocesi di Baltimora , che ha sempre negato ogni accusa nei confronti di Maskell, ma chissà poi perché, ha offerto un compenso in denaro a tutte le sue vittime.  
Insomma, una serie controversa che mi ha profondamente colpito.  

Film: Nonostante la lunga lista di film e sequel "importanti" usciti nel 2017 non ho avuto grandissime sorprese sul fronte filmico, e anzi, hanno prevalso le sottili delusioni. Quindi, per poter assegnare una tazzina, devo buttarmi sulla lista dei guilty pleasure un po' tamarri , e quello più sorprendente  dell'anno appena passato è senza dubbio Atomica Bionda, con la mia amata Charlize Theron
Ho sempre avuto un debole per i film con le spie che si menano, e questo non delude: ritmo serratissimo, Berlino fine anni 80, vestiti meravigliosi e un pizzico di lesbo drama. Non sarà un capolavoro, ma ehi! la tazzina se la merita perché mi è piaciuto oltre ogni mia più rosea aspettativa! 

Fumetto: Anche in questo caso, la mia tazzina va ad un genere che non frequento - e non amo- moltissimo, ovvero quello dei memoir a fumetti. Non ho mai provato molta empatia per questo tipo di storie, e autori super osannati come Alison BechdelCraig Thompson (veri e propri maestri del genere) li ho sempre letti con un po' di fatica ed esasperazione. 
Non ricordo cosa mi ha spinto a comprare "My Lesbian Experience with Loneliness": forse il titolo evocativo, o le tre righe di trama lette in giro. Fatto sta che alla fine me lo sono trovato davanti, e l'ho iniziato a leggere con aspettative piuttosto basse (davvero, non avevo idea di cosa aspettarmi, ed è piuttosto strano perché io sono una persona che prima di comprare libri/fumetti si informa tantissimo!). Bene, questo volume ha avuto su di me lo stesso effetto di una secchiata d'acqua gelida: è una storia così cruda e senza filtri o pudori! 
In questo memoir a fumetti , Kabi Nagata parla della sua incapacità di inserirsi nella società: dopo il periodo felice delle superiori, si ritrova -in seguito ad una forte depressione- ad abbandonare gli studi universitari e ad adattarsi a vivere come freeter . Perennemente alla ricerca di contatto umano (ma allo stesso tempo completamente chiusa alle altre persone e totalmente priva di amici) , in preda a  depressione, disturbi alimentari e ad un  profondissimo complesso di inferiorità nei confronti dei genitori, la sua vita sembra incastrata in una spirale discendente, fino a quando non capisce una cosa: l'unica cosa che può fare per campare è disegnare manga. E cosa raccontare, se non la sua vita? 
Da quel momento raggiungerà una fragilissima stabilità , che la porteranno ad esplorare se stessa e soprattuttola sua sfera "sessuale", che è rimasta come congelata per 28 anni. 
A fine volume, la sua vita sarà tutt'altro che risolta, ma a breve dovrebbe uscire un altro suo volume (sempre autobiografico) e sono proprio curioso di leggerlo. 


Qui sotto metterò i link a tutte le persone che hanno partecipato alle tazzine!

iononsonoquellaragazza
Aphrodite Urania
Recensioni Yaoi
My Millennium Puzzle
a clacca piace leggere
Hana

Inoltre, nei commenti potete leggere le tazzine di Ayumi e _yue_ !

domenica 24 dicembre 2017

Intermission 39 - Renne ninfomani e vecchi panzoni vestiti di rosso.


L'ultimo post è dell'otto dicembre, ma mi sembra una vita che non aggiorno il blog!
Forse perché è dalla fine dell'estate che cerco di riprendermi da un periodo non proprio brillante, e anche al momento ho questo... come chiamarlo?  Diciamo "blocco generale" che tiene la mia voglia di leggere ed aggiornare Say Adieu sotto lo zero.
Ma conto di riprendermi al più presto , quindi basta con le scuse e avanti con il solito Intermission , che - come da tradizione degli ultimi giorni dell'anno - conterrà un po' di bilanci sul 2017.

Film: A dire il vero, quest'anno sono usciti un sacco di film interessanti (la mia lista di titoli da recuperare è impressionante), ma purtroppo ne ho visti pochi, e non c'è stato niente che mi abbia particolarmente impressionato. In compenso, di bruttissimi ne ho beccati un sacco : Alien: Covenant - che è comunque migliore di Prometheus-  si merita sicuramente il premio "ciofeca dell'anno", ma anche l'inutilissimo live-action di  Ghost in The Shell svetta sopra gli altri.
I film "evento" dell'anno non mi hanno entusiasmato: Dunkirk è stilisticamente meraviglioso, ma nel complesso non mi ha folgorato. Blade Runner 2049 mi ha molto sorpreso -in positivo, perché io mi aspettavo un altro senile disastro by Ridley Scott -, ma l'ho trovato un po' freddino. Star Wars - The Last Jedi  mi è piaciuto decisamente di più del film precedente (che è IMO tremendo), ma nonostante il disperato tentativo di "correggere il tiro" su tante cose , e di dare un filo di spessore ai nuovi personaggi, rimane piuttosto deboluccio.
Sul fronte "sequel", ho visto sia Paddington 2 che Kingsman: The Golden Circle: carini, ma a mio parere inferiori ai primi film.
Un film decisamente bello visto a inizio anno è stato Arrival (ne ho già parlato sul blog), ed ho apprezzato anche Baby Driver , anche se è ben lontano dall'essere un film perfetto.
Molto carino Get Out: Una delle poche, vere sorprese del 2017! Se amate "Ai Confini della Realtà", lo dovete vedere assolutamente. Ah, ieri ho visto Atomica Bionda, e devo dire che questo gioco di spie che si menano nella Berlino degli anni 80 l'ho trovato incredibilmente piacevole.
Per il resto, i rarissimi film veramente belli sono stati tutti recuperi degli anni passati, quindi basta.

Serie Tv: Anche in questa sezione regna la desolazione più assoluta. Ho visto la seconda stagione di Stranger Things, e sì, è carina, ma ha molto meno mordente della prima, ed i nuovi personaggi inseriti solo assolutamente inutili (a parte un certo bulletto, che io shippo tantissimo con un altro ex bullo XD) . Ho iniziato a vedere sia la seconda stagione di The Exorcist che  la settima di American Horror Story (Cult), ma ancora non sono riuscito a finirle, ed anzi, vado parecchio a rilento (anche se sono entrambe molto piacevoli, soprattutto Cult, che si riprende alla grande dopo quella schifezza di Roanoke). La mia serie preferita dell'anno è senza dubbio Alias Grace: vi ho già ammorbato con il mio amore per il libro, ma anche la serie è bellissima! Sarah Polley ha fatto un adattamento perfetto, ed il cast non ha deluso (la Gadon è magnifica) . Recuperatela, se potete!
Al secondo posto metto il piacevolissimo American Gods, anche se la prima stagione è veramente troppo corta, e la notizia dell'abbandono di Bryan Fuller mi ha rattristato enormemente. (e mi fa seriamente preoccupare sulla qualità della seconda stagione).
Come dite? Come mai non ho citato la terza stagione di Twin Peaks? Ma TP sta su un altro piano, non è nemmeno paragonabile a tutto il resto (e poi non la considero nemmeno una serie, ma un lunghissimo film).

Libri: Ah, ehm, possiamo saltare questa categoria? Perché quest'anno ho fatto VERAMENTE SCHIFO. Ho letto pochissimo, e con poca soddisfazione, tranne rare eccezioni. Una di queste è la bellissima serie Gormenghast : mi sono follemente innamorato dello stile unico e dei personaggi bizzarri di Mervyn Peake! Ma forse il libro più bello letto quest'anno è stato Miss Pym di Josephine Tey: ho sempre avuto un debole per le storie ambientate in scuole femminili , e questo bel romanzo (etichettato superficialmente come giallo) si è rivelato una lettura appassionante e sorprendente, con uno splendido studio di caratteri. Menzione d'onore anche allo splendido Una pagina d'amore di Emile Zola, autore che mi da sempre grandi soddisfazioni.

Fumetti: Our Little Sister e Come dopo la pioggia restano i miei manga preferiti attualmente in corso. Ho molto apprezzato L'età della Convivenza, di Kazuo Kamimura , ed ho letteralmente adorato Cigarette Girl di Masahiko Matsumoto , volume di storie brevi consigliatomi da un caro amico dai gusti raffinatissimi. Ho apprezzato molto anche il volume con tutte le storie di Tomie, di Junji Ito, e soprattutto Cat Eyed Boy di Kazuo Umezu: adoro il protagonista che si rivolge ai lettori dicendo "Ehi, stanotte verrò a dormire a casa tua!"XD. Anche Aula alla deriva è bello, ma l'ho dovuto rileggere più volte per entrare a pieno nella storia (che è esageratissima, ma anche appassionante). Altre piacevoli sorprese in campo manga: Children of the Whales e Plinivs!
Fra i volumi italiani, devo citare assolutamente Un anno senza te e La giusta Mezura :entrambi bellissimi e sorprendenti. La mia più grande delusione fumettistica del 2017 riguarda proprio un fumetto italiano, ma ancora non me la sento di svelare il titolo.

Bene, per stavolta è tutto, e ne approfitto pure per augurare a tutti voi un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo! A presto!




P.S: Ricordatevi che a breve dobbiamo assegnare le Tazzine!

venerdì 8 dicembre 2017

Cinque edizioni per festeggiare i 174 anni del Canto di Natale di Dickens.

Il 19 Dicembre 1843, uscì in Inghilterra A Christmas Carol di Charles Dickens, novella che ebbe un successo straordinario, andando a ridefinire il concetto stesso del Natale e dello "spirito natalizio". 
A distanza di quasi 174 anni, la storia del vecchio e terribile Scrooge e dei fantasmi che lo riportano sulla via dell'umana bontà, continua ad essere fortemente sentita ed amata , e non solo dal pubblico anglofono, ma da grandi e piccini di tutto il mondo. Una prova di ciò è la costante ed enorme mole di adattamenti cinematografici e televisivi ,comprese le varie rivisitazioni (chi non ha visto il film Disney con Topolino?) e parodie. Lo stesso Scrooge è diventato l'archetipo di tanti altri personaggi creati successivamente,  Zio Paperone fra tutti. 

Come forse sapete, Dickens è uno dei miei scrittori prediletti, e pur preferendo altri suoi romanzi al Canto di Natale, devo ammettere che si tratta di un'opera a mio parere praticamente perfetta : ha una lunghezza fruibile per tutti (soprattutto i lettori più giovani), una storia che fa ridere, spaventa e commuove, e una galleria di personaggi memorabili. 

Di edizioni italiane ce ne sono tantissime, quindi per festeggiare i 174 anni dalla sua pubblicazione, ne ho scelte 5, che a mio parere sono interessanti per aspetti differenti:

1- L'edizione per Dickensofili.



Questa edizione del Canto di Natale è uscita recentemente per Bompiani, e nonostante il prezzo non eccessivo (14 euro), è stampata su carta pregiata ed ha la copertina rigida. L'introduzione del volume è stata affidata al noto scrittore irlandese Colm Tóibín (forse lo conoscete per il romanzo Brooklyn) , ed ha una traduzione nuova fiammante ad opera di Sergio Claudio Perroni
Perché definirla un'edizione per Dickensofili? Beh, è presto detto: ha la riproduzione del manoscritto originale a fronte. Manoscritto che, per la cronaca, è conservato alla  Morgan Library & Museum di New York.
Non ha illustrazioni, ed esteticamente non ha molto appeal per un pubblico generico o comunque digiuno di Dickens (le foto del manoscritto lo fanno sembrare più un saggio che un romanzo) . Ma per i fan di questo autore è una vera e propria chicca!

2- L'edizione sobria ed elegante. 



Quella di Marsilio è un' edizione elegante , con testo originale a fronte e ricco apparato di note. Costa 15 euro -prezzo forse un filino alto- ma è in giro da molti anni e soprattutto è curata da Marisa Sestito, ottima traduttrice e profonda conoscitrice di Dickens. 
Il testo a fronte e le numerose note la fanno sembrare un poco un'edizione da studenti, ma secondo me è perfetta per tutti quelli che provano piacere sia a leggere in originale che in italiano. 
Insomma, un'edizione sobria e completa  per i palati più esigenti. 


3- L'edizione moderna ed economica. 




Questa edizione della Feltrinelli è fra le più economiche (costa 7 euro) e presenta una nuova traduzione di Bruno Amato  (che sempre per Feltrinelli ha tradotto Oliver Twist e Tempi Difficili). 
Secondo me, il traduttore più fedele allo stile di Charles Dickens resta Silvio Spaventa Filippi, ma alcune delle traduzioni di quel periodo sono veramente vetuste e poco scorrevoli, quindi ben vengano nuove traduzioni. Amato tende un pochino a semplificare e a modernizzare lo stile di Dickens, ma non è necessariamente un male, e anzi, i libri ne guadagnano in scorrevolezza. 
Come dicevo, questa è un'edizione molto semplice e senza grandi pretese, ma è perfetta per chi si avvicina all'autore per la prima volta (o per chi vuole fare un regalo non troppo costoso)

4- L'edizione pornolusso.



Questa edizione illustrata da P.J. Lynch è semplicemente bellissima. Uscita qualche anno fa con formato più grande e cartonato,  da poche settimane è stato ristampato nella collana Classici BUR Deluxe , al costo di 17 euro. Le tantissime illustrazioni di Lynch, tutte rigorosamente a colori, incorniciano ed arricchiscono il testo in modo sublime, e una volta sfogliato vi assicuro che sarà difficilissimo rimetterlo sullo scaffale. Presenta un'introduzione dello scrittore Gianrico Carofiglio, mentre la traduzione è di  Maria Luisa Fehr. A dire il vero, la versione della Fehr è un po' vecchiotta (risale agli anni 50), ma avendola letta ed apprezzata io stesso, ed essendo fra le traduzioni più famose, non mi sento di considerarla un difetto di questa edizione, anzi. 

5- L'edizione per ragazzi supereconomica.



Sono molto affezionato alla collana Bur Ragazzi, perché raccoglie tanti classici per l'infanzia (e non ) a prezzi veramente ridicoli (in questo caso 6,90 euro). Questa edizione del Canto di Natale presenta una postfazione di Antonio Faeti (curatore della collana) , ed è la versione tradotta da Maria Luisa Fehr (la solita di cui vi parlavo sopra, quella degli anni 50). Ok, è un' edizione un po' cheap come materiali e non ha illustrazioni, ma potrebbe risultare un regalo perfetto (e non troppo impegnativo) per un giovane che si sta avvicinando alla lettura. 

Queste sono solo alcune fra le moltissime edizioni del Canto di Natale, ma ho cercato di sceglierne cinque fra le più rappresentative (per fasce di prezzo e contenuti). Pensate che sono tutt'ora alla  disperata ricerca di una famigerata edizione illustrata da Anna Merli (autrice e disegnatrice di END insieme a Barbara Canepa): spero di riuscire a trovarla, anche perché mi hanno detto che è stata ristampata da poco.

Alla prossima!  


giovedì 9 novembre 2017

Children of the Whales di Abi Umeda



Titolo: Children of the Whales (in originale  Kujira no Kora wa Sajou ni Utau - クジラの子らは砂上に歌う, che può essere tradotto come "I figli delle balene cantano sulla sabbia" ).

Autrice: E' Abi Umeda, che ha debuttato nel 2007 con lo shounen sportivo sulla pallavolo Full Set. In seguito, sempre per la casa editrice Akita Shoten, ha spaziato fra i generi shoujo e shounen fino ad approdare nel 2013 sulla rivista Mystery Bonita, dove ha iniziato la sua opera più famosa (che è appunto Children of the Whales). 

Informazioni varie: Children of the Whales conta al momento dieci volumi, ed è tutt'ora in corso di pubblicazione. Dopo la produzione di un'opera teatrale con attori in carne e ossa, all'inizio del 2017 è stato annunciato l'anime, trasmesso in questi giorni in Giappone e in arrivo a breve (mi dicono) sulla piattaforma streaming Netflix. Il manga in italiano è edito da Starcomics



Trama fornita dalla casa editrice (attenzione spoiler!) : "93° Anno dall' Esilio della Sabbia. La Balena di Fango è una nave alla deriva in un mondo dove la sabbia ha ricoperto ogni cosa. Ospita circa cinquecento abitanti, dei quali nessuno ha mai conosciuto il mondo esterno. Gli individui in grado di usare la Thymia, il potere psichico generato dai sentimenti, vengono chiamati "marchiati", quelli che invece non ne sono capaci "non marchiati", e i primi passano tutti a miglior vita poco prima di compiere i trent'anni. Un giorno Chakuro, il giovane archivista della comunità, incontra Lykos, una ragazza che vive su un altro relitto in balia del Mare di Sabbia. Si tratta della prima abitante del mondo esterno che incontra, ma è anche un' Apatheia, un guerriero senza emozioni , ed è fredda come una bambola. 
Riappropriandosi a poco a poco dei propri sentimenti grazie all'interazione con Chakuro e gli altri, Lykos incontra il consiglio degli anziani, coloro che detengono il vero potere sulla Balena di Fango , e li esorta a scappare proprio nel momento in cui la nave viene attaccata da inquietanti soldati con i volti coperti da inquietanti maschere...

NOTA: Ho riportato il riassunto presente nel secondo volume, togliendo e modificando le parti più spoilerose. 


Commento di Yue: Una delle cose che più amo dell'essere lettore è il ricredersi su qualcosa,  che magari all'inizio - e superficialmente- hai liquidato come poco interessante . 
E' il caso di quest'opera: al momento del suo annuncio, infatti, non mi ha entusiasmato, ed anche su questo blog ricordo di averne parlato molto freddamente.
Ebbene, dopo aver letto i primi due volumi -e finalmente con cognizione di causa- posso affermare che Children of the Whales è una delle serie più interessanti fra quelle pubblicate da star in questo periodo. 

Il genere è fantasy, e l'incipit è uno dei più utilizzati: abbiamo infatti una comunità chiusa ed efficente (gli abitanti della Balena), che improvvisamente viene turbata da un estraneo ( Lykos), esponente del mondo "di fuori". Alcune persone sono affascinate da questa misteriosa ragazza - vedi il protagonista, che è il primo ad incontrarla-, altre invece sono ossessionate dal mondo sconosciuto che rappresenta (come il ribelle Ouni). Fatto sta che il suo arrivo sulla Balena darà inizio ad una serie di avvenimenti che cambieranno per sempre la vita di molti dei suoi abitanti. 

Abi Umeda crea un universo molto particolare e intrigante: una nave in balia di un mare di sabbia apparentemente sconfinato , dove gli abitanti vivono secondo regole e gerarchie ben definite. La magia (thymia) nasce dai sentimenti , e dimostrarli troppo apertamente (come ad esempio piangendo ad un funerale) è considerato tabù. Da dove arriva questo antico retaggio? Qual'è la vera origine di questo popolo alla deriva nel mare di sabbia? I misteri sono tantissimi, e l'autrice, si prende più della metà del primo volume per intessere lo scenario e presentare i personaggi. Sì, perché i personaggi sono tanti, e quasi tutti hanno il loro "momento di gloria", che riesce a definirli e a caratterizzarli con l'utilizzo di poche pagine o addirittura vignette. L'ambientazione ha chiari echi Miyazakiani (è impossibile non pensare immediatamente a Nausicaa),  ma devo dire che graficamente, e soprattutto per quanto riguarda il chara di alcuni personaggi, mi ha ricordato tantissimo The Five Star Stories: i soldati vestiti da Pierrot, la foggia di alcuni abiti, l'aspetto androgino di praticamente tutti i personaggi e soprattutto la piccola e misteriosa Neri mi hanno fatto pensare più di una volta allo stile di Mamoru Nagano.


Come dicevo, alla fine del primo volume succede il finimondo, con momenti anche drammatici e colpi di scena. Nel secondo il ritmo torna a "rilassarsi" un attimino, ma è solo un preludio ad eventi ancora più sconvolgenti. Ho già spoilerato abbastanza sulla trama, quindi mi limiterò a dire l'essenziale : i primi due volumi sono incredibilmente appassionanti, e mai come in questo caso la frase "li ho divorati", per quanto naif, calza a pennello.
Al momento del suo annuncio, a frenarmi era stato lo stile dell'autrice (che da quel poco che avevo trovato su internet non mi aveva entusiasmato), ma a parte l'irritazione del non riuscire a capire immediatamente il sesso dei personaggi , devo dire che la Umeda e molto brava nel costruire tavole evocative ed emozionanti, ed è altrettanto brava nel ritrarre scene drammatiche e violente. Molto peculiare anche la scelta di fare le copertine tutte uguali come composizione (cambiando solamente i personaggi).

In definitiva, Children of the Whales è un'opera che mi ha piacevolmente stupito e che consiglio caldamente: non ho grandi difetti da riportare, a parte forse il protagonista piagnucolone e troppo buono che però, già dal secondo volume lascia intendere futuri cambiamenti. Gli elementi shoujo (da me sempre graditi, ma che potrebbero spaventare qualcuno) sono talmente ben inseriti e amalgamati nella trama che davvero, sembra di trovarsi davanti ad un seinen.

Insomma, provatelo! Non ve ne pentirete.






venerdì 3 novembre 2017

A Day in Lucca - Reportage pieno di disagio del Lucca Comics & Games 2017

Ottobre è volato e, no, tutto sommato non è stato un grande mese. E anzi, a dirla tutta è dalla fine dell'estate che sono in un periodo - perdonate la finesse - un po' di merda. 
Ma immagino che ai pochi lettori rimasti questa cosa interessi poco, tanto più che sembra proprio la solita scusa triste per gli scarsissimi aggiornamenti. Beh, comunque eccomi qui, con l'attesissimo (da chi?) reportage della mia toccata e fuga al 




Quest'anno Lucca è stato l'ultimo dei miei pensieri, quindi mi sono ritrovato il giorno prima senza:

A- Biglietto
B- Aver dato un' occhiata alla mappa.

La conseguenza del punto A è stata "Hey, sarà meglio partire presto, così vado alla biglietteria creepy nella fabbrica abbandonata , dove ci sono meno persone!". Così faccio, ma la biglietteria *conseguenza del punto B* non c'è. In realtà ho scoperto dopo che è stata spostata in una via vicina, ma in quel momento, preso dal panico, mi sono precipitato a quella della Stazione Ferroviaria, e c'era già IL MONDO. Dopo un'oretta e qualcosa, riesco comunque a fare il biglietto, e tutto sommato devo dire che mi è andata decisamente bene (ho letto di persone che han perso la mattinata per il fottuto biglietto). Non è stata una grande ideona ridurre le biglietterie, cari organizzatori!

Preso dal panico (erano le 9 e qualcosa), mi precipito allo stand J-pop, per prendere il tagliando per la sessione di autografi di Taiyo Matsumoto : mi aspettavo li avessero già finiti (vedi delirio con Kaoru Mori) e invece il caro Taiyo non se lo fila nessuno (almeno per il momento). Prendo il tagliandino, ma a dirla tutta l'organizzazione non mi sembra molto migliore rispetto all'anno precedente (anche stavolta devo tornare per farmelo numerare...ma farlo subito, no?) . Primi acquisti della giornata:



Entrambe le edizioni sono davvero belle e ben fatte, ma soprattutto PESE, quindi le spalle cominciano già a dolere. Passo davanti allo stand della Starcomics, ma la calca impressionante di persone - in attesa della pesca allo shikishi- mi fa scappare a gambe levate.  Passo davanti allo stand Renbooks, ma è vuoto. Scatta il panico, ma poi mi rendo conto che è il primo giorno, e che di solito arrivano nel pomeriggio (così infatti è stato, anche se non c'erano le novità che volevo).  Allo stand Flashbook prendo uno dei volumi da me più bramati, ovvero



Adoro Mari Yamazaki, e sinceramente mi aspettavo TUTTO tranne la pubblicazione di questa sua opera (soprattutto da parte della Flashbook! Complimenti davvero per il coraggio). Secondo me avrà vendite molto esigue, ma se amate i manga storici ben fatti (e disegnati superbamente), allora sostenete questo titolo!

Capatina anche allo stand della Shockdom, dove prendo un volume top secret, visto che è un regalo (se siete proprio curiosi...dai, io di questa casa editrice prendo solamente le opere di una dotatissima e giovane autrice italiana, quindi è molto facile da indovinare). Allo stand Goen i soliti standisti con gli occhioni da cerbiatto che non sanno niente di niente della situazione goeniana. Dopo un minuto di imbarazzato silenzio , la mia reazione (e la loro)  è stata questa:



Decido di tornare alla macchina perché lo zaino pesa tantissimo!Poso i volumi e mangio, e torno in fiera (nota: la macchina è a 15 minuti a piedi dal centro).
Passando davanti al padiglione del Games mi viene la folle idea di fare un giretto veloce: il solito inferno puzzolente di sudore! E scopro che lo stand della Multiplayer Edizioni (della quale bramo una certa guida) è in centro, da tutt'altra parte!

Torno nello stand degli editori in piazza Napoleone, e allo stand Bao Publishing (quest'anno bruttarello, lasciatemelo dire) compro uno dei volumi italiani da me più attesi:


Finalmente, dopo anni , sono riuscito ad incontrare Flavia! Come ben sapete, la amo alla follia, ed ho tutti i suoi volumi autografati.  Ma stranamente,  per un motivo o per un altro, non ero mai riuscito a vederla di persona nelle scorse edizioni. Lei è super adorabile, ma non avevo dubbi a riguardo. Ed anche questo suo nuovo libro sembra bellissimo.

Passo da J-pop e mi faccio numerare il tagliando per Matsumoto (sono il numero 4! Evviva!).

Siamo a metà giornata, e mi avvio allo stand della Hazard Edizioni. Qui, a distanza di quasi dieci anni dal nostro precedente incontro, saluto emozionato Emilia Cinzia Perri (scrittrice e sceneggiatrice) e la mitica Deda Daniels (autrice di The Pirate Balthasar, The Mark of Cain e The Flower and the Nose : le storiche fondatrici del sito Osamushi hanno in uscita il primo volume di una bella storia "spiritualmente" ispirata e dedicata ad Osamu Tezuka: La musa dimenticata.


Dopo una chiacchierata e una stupenda dedica (un bel Theo scollacciato), vado alla conferenza di presentazione del volume (insieme ad alcuni amici incontrati all'entrata) , dove le autrici svelano un paio di interessanti retroscena sulla genesi della storia e l'uso dei colori come accompagnamento alle emozioni dei protagonisti. Conto di parlarvi approfonditamente del volume nei prossimi giorni, ma voi segnatevelo perché è davvero un'opera bella e da sostenere. Fra l'altro, è un edizione davvero  pregiata , e costa pure poco! 

E' arrivato il momento di mettersi in fila per la sessione di Taiyo Matsumoto . Arriva con un bel po' di ritardo, ma per fortuna sono fra i primi  e lui e velocissimo a dedicare i volumi! Sono troppo emozionato per fare domande (e non c'è proprio tempo), ma lui è educatissimo ed elegante, proprio come mi aspettavo. Ecco la dedica:


A differenza della Mori, lui non era nascosto nel "baldacchino", quindi , nonostante il divieto di foto , sono quasi certo che ne finiranno parecchie on-line. Insomma, io lo considero uno dei più grandi artisti viventi, quindi sono davvero grato di averlo potuto incontrare di persona. Ah, dimenticavo: la sua mostra a palazzo Ducale è BELLISSIMA! Voi non potete capire la bellezza delle sue tavole e soprattutto delle illustrazioni viste dal vivo
Sono in anticipo rispetto al programma, quindi decido di andare nel padiglione della Multiplayer Edizioni per prendere la guida di un gioco che sto adorando e che si sta rivelando perfetto per attenuare lo stress di quest'ultimo periodo. 


Sì, ho la Switch e sì, sono un Nintendaro, ma non di quelli insopportabili, GIURO!
Si avvicinano le 16:00, quindi mi avvio verso la conferenza J-pop, dove mi ritrovo con gli amici incontrati prima (più tre graditissime new entry ❤). 
La conferenza si rivela bella "frizzantina" (c'è pure il video, mi dicono), ma quando annunciano questi tre titoli ho davvero cominciato ad esultare come un invasato (mettendo sicuramente in imbarazzo le persone che erano sedute con me). Mi riferisco a questo quartetto:


Ovvero:
- Kakukaku Shikajika  : Il manga praticamente autobiografico di Akiko Higashimura (autrice di Kuragehime) , dove racconta il suo sogno di diventare mangaka, e le tribolazioni che ha passato per farlo diventare realtà (QUI una bella recensione di Caroline).

-I sette figli del drago (Ryuu no Kawaii Nanatsu no Ko ) di Ryoko Kui: volume unico con sette storie brevi dell'autrice di Dungeon Food (che adoro! lo sapete no?).

-La Pomme Prisonniere  di Kenji Tsuruta: l'unico dei tre che mi lascia leggermente tiepido, ma di Tsuruta ho sempre preso tutto, quindi...

- Shimanami Tasogare di Yuuki Kamatani (autrice di Nabari) : la BOMBA di quest'anno! Un seinen dalla spiccata sensibilità LGTB  che parla di un giovane studente che viene lentamente a patti con la sua omosessualità incontrando un gruppo di persone straordinarie (che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze simili)  , capeggiato da una misteriosa e affascinante donna "senza nome" . Disegni splendidi, ed un tocco di realismo magico che sicuramente piacerà ai fan de Il mondo di Ran!

Dopo la conferenza, ci siamo messi a chiacchierare come vecchie comari per una buona mezz'ora. Alcuni miei amici dovevano tornare nel loro appartamento, quindi, di nuovo in solitaria, mi sono girato lo stand della Nintendo (piuttosto noioso) e la chiesa che ospita la Self Area. Ok, sarà anche una chiesa ma, davvero, è più un luogo di perdizione: quanti splendidi volumi! E tutti più interessanti della maggior parte di quelli editi dalle "grandi" case editrici! Purtroppo, in seguito ad una chiamata sul cellulare, l'ho dovuta fare praticamente di corsa, e alla fine non ho preso niente (ma spero di tornare Domenica perché il volume Melagrana me lo sto sognando anche di notte, e deve essere mio).
Ah, dimenticavo: c'è stata anche una chiamata al cellulare epica, che ha segnato il picco fangirl/boyeggiante della giornata. Ma il contenuto e Top-Secret.

Ad un'ora dalla chiusura, ultimo giro in piazza Napoleone (padiglione delle case editrici) : finalmente riesco ad avvicinarmi allo stand della Starcomics, e questi sono i miei acquisti:



Di Children of the Whales mi aveva incuriosito l'anteprima, e devo dire che il formato più grande del solito mi ha molto sorpreso! Vi farò sapere se è una serie che merita o meno, anche se l'interesse che ha creato in giro mi fa ben sperare. Poi ho preso il settimo volume di Our Little Sister e... insomma... mi sono ritrovato con questo:


Lo posso dire? Ok, lo dico. Io 'sto cavolo di shikishi me lo merito. Perché Banana Fish è stato il mio primo grande amore fumettistico, e quindici anni fa la Yoshida non se la filava proprio nessuno. Ricordo ancora la gioia di trovare altre persone appassionate di questa autrice, e l'emozione e il divertimento provato quando abbiamo fondato sullo smo-forum il gruppo dei Bananisti Anonimi. Ed ancora oggi, che di manga ne leggo sempre di meno, Akimi Yoshida è ancora presente nella mia vita, con quella piccola perla che è Our Little Sister . Insomma, scusate questo momento amarcord ma sono proprio felice!
Unico problema: mi han fatto la foto con lo shikishi per farla vedere ai  giapponesi: se per caso la Yoshida la vede e per il trauma smette di disegnare, non ve la prendete con me, eh!

Alle ore 19:00 ho salutato - malincuore-  gli amici, e me ne sono tornato a casa. Spero di tornare per un'ultimo giretto Domenica, ma anche se non ci riesco, è stata comunque un'edizione molto appagante.

A presto!


lunedì 18 settembre 2017

Tre Highsmith




Oggi, in questo post "letterario" voglio parlare di un'autrice da me molto amata, ovvero Patricia Highsmith. Autrice che è conosciuta da molti per il romanzo Carol, dal quale è stato tratto il recente film di Todd Haynes, e soprattutto per i romanzi che hanno per protagonista Thomas "Tom" Ripley, ovvero Il talento di Mr. Ripley, Il sepolto vivo, L'amico americano, Il ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott'acqua.
Ma i tre romanzi che ho scelto sono un po' meno famosi, o meglio, uno è abbastanza famoso mentre gli altri due sono meno conosciuti. E devo dire che , seppur considerati da molti come "minori" sono fra i miei preferiti perché sono dei thriller molto controversi e bizzarri, quasi Coeniani -se mi passate il termine-.

Il primo libro di cui vi voglio parlare è senza dubbio il più noto dei tre, per due semplici motivi: Uno- E' l'opera di esordio di Patricia Highsmith , ovvero quella che l'ha resa famosa a soli 29 anni, e Due - Da questa storia è stato tratto uno dei thriller a mio parere più belli, e anche sottovalutati di Alfred Hitchcock, ovvero Strangers on a Train, che in italiano è arrivato con il titolo L'altro uomo.
Sconosciuti in treno ha una storia quasi Dostoevskiana, molto controversa e cupa , ed ha per protagonista Guy, che è un giovane architetto di grandi speranze che durante un viaggio in treno incontra  tale Bruno , un giovane e alcolizzato bellimbusto. Come succede a volte fra persone sconosciute in treno, il giovane attacca bottone e comincia a raccontare la sua vita. E così Guy scopre che questo Bruno è un mezzo sbandato che vive sulle spalle della madre e che ha un pessimo rapporto con il padre. Anche Guy, suo malgrado, si ritrova a parlare di se, e veniamo così a sapere che sta cercando di divorziare dalla moglie , ma quest'ultima fa di tutto per temporeggiare  e rimandare il divorzio, in modo da impedirgli di sposare la donna che ama attualmente. I due cominciano a parlare degli argomenti più disparati , fino a quando Bruno non se ne esce fuori con una proposta sconvolgente: uno "scambio di omicidi". Il piano è semplice: Bruno ucciderà la moglie di Guy, e Guy ucciderà il padre di Bruno. In questo modo, i sospettati principali avrebbero dei solidi alibi, e la polizia non sospetterebbe mai il coinvolgimento di due sconosciuti nei due omicidi (o un qualsiasi collegamento fra di essi).
Guy prende la proposta come uno scherzo di pessimo gusto, e presto si dimentica della cosa. Ma Bruno... Non è dello stesso parere.
Il seguito non ve lo dico:  leggete il libro!

Perché mi piace questo romanzo? Lo ammetto, una piccolissima parte del mio amore deriva dal fatto che è stato il primo romanzo che ho letto della Highsmith, ma a parte questo, trovo che sia davvero fra le sue opere più riuscite: ci sono già tutti gli elementi cari all'autrice , come ad esempio lo scontro fra moralità e amoralità, e i due protagonisti maschili -Bruno e Guy- che si odiano pur essendo intimamente legati dall'omicidio, sono l'archetipo di moltissime coppie presenti nei suoi romanzi successivi. E poi, come sempre, c'è quel sottile disagio che ti crea il simpatizzare per personaggi abbastanza sgradevoli e malvagi, ed in questo la Highsmith era veramente una maestra. Consigliatissimo!


Il secondo libro di cui vi voglio parlare è The Blunderer, uscito con il titolo italiano Vicolo cieco.
Il protagonista della storia è l'avvocato Walter, un uomo mite e gentile che -come spesso accade nei romanzi della Highsmith- si ritrova intrappolato in un matrimonio infelicissimo. La moglie Clara, infatti, è una donna odiosa e nevrotica, che minaccia il suicidio ogni volta che Walter paventa una separazione. Walter , che a causa dei capricci della moglie ha perso tutti i vecchi amici, trova conforto nell'amicizia con la giovane insegnante di musica Ellie, che però scatena la gelosia di Clara, che cerca di uccidersi con delle pillole. Il gesto riporta Walter fra le sue braccia, ma l'odio di quest'ultimo verso la moglie riaffiora raddoppiato poco dopo. In quel periodo, Walter rimane molto colpito da un caso di cronaca nera locale : una donna viene uccisa nella vicina stazione di sosta degli autobus, e nonostante il marito (un libraio di nome Kimmel) sia il principale sospettato, non ci sono prove schiaccianti della sua colpevolezza. Per Walter quell'omicidio diventerà una vera è propria ossessione: arriverà a ritagliare tutti gli articoli di giornale al caso inerenti, fino a portarlo ad incontrare lo stesso Kimmel (che considera senza il minimo dubbio colpevole). In seguito, chiederà nuovamente il divorzio a Clara, ma quest'ultima glissa e decide di andare a trovare la madre in fin di vita, e farà il viaggio... in autobus. In preda ad una vera e propria ossessione (e completamente in balia del malsano desiderio di uccidere la moglie), decide di seguire l'autobus che ha preso Clara fino alla prima stazione di sosta (come secondo lui ha fatto Melchior la notte dell'omicidio), e di spingerla in un dirupo. Ma arrivato sul luogo, la donna sembra scomparsa. Il giorno dopo, Walter avrà una sconvolgente sorpresa... (non racconto altro, ho già spoilerato fin troppo!).

Perché mi piace questo romanzo? Perché è grottesco, folle, crudele! E la prima volta che l'ho letto ho pensato: Wow, sembra un romanzo scritto apposta per diventare un film dei fratelli Coen! Questo mio commento si basa soprattutto sulla seconda parte del libro (che non vi voglio assolutamente spoilerare), ma vi assicuro che se amate il duo terribile (per film come, ad esempio "L'uomo che non c'era"), amerete anche questo romanzo. E secondo me, anche Noah Hawley (il creatore della serie tv Fargo) ha letto la Highsmith. Dei tre, è quello più difficile da consigliare, quindi leggetelo a vostro rischio e pericolo.

Il terzo e ultimo libro di cui vi voglio parlare è A Suspension of Mercy, uscito in Italia con il titolo Senza pietà. Il protagonista di questa storia è uno sceneggiatore specializzato in serie tv gialle di nome Sydney Bartleby, che vive nel Suffolk insieme alla moglie Alice. Indovinate un po'? I rapporti fra Sydney e Alicia sono tutt'altro che idilliaci, infatti Alicia (di nobili natali) è sempre più delusa e irritata dalla carriera "in stallo" del marito, e le liti sono all'ordine del giorno. Sydney fantastica spesso di uccidere la moglie (il suo modus operandi preferito è quello di spingerla dalle scale, per poi avvolgerla in un tappeto e sotterrarla) , ma non per un reale desiderio di ucciderla, ma piuttosto come esercizio mentale per le sue sceneggiature gialle alle quali sta lavorando. In seguito ad una lite più burrascosa delle altre, Alicia decide di prendersi una pausa e di andare per un periodo indefinito di giorni a Brighton, e Sydney approfitta di questa sua improvvisa partenza per mettere in atto un gioco pericolosissimo: fingere di aver ucciso la moglie, mettendo in atto tutti i piani mentali studiati fino a quel momento (ovvero prendere il tappeto arrotolato, caricarlo in macchina e sotterrarlo in aperta campagna). Da questo "gioco" ricaverà del materiale preziosissimo per i suoi romanzi, ma l'assenza di Alicia si prolunga sempre di più, ed i vicini ed i parenti della donna cominciano a preoccuparsi  seriamente (anche in virtù dello strano atteggiamento di Sydney). Come si suol dire, "Il gioco è bello quando dura poco", e mai come in questo caso, un gioco lungo avrà così tragiche conseguenze!

Perché mi piace questo romanzo? E' stato fra gli ultimi romanzi dell'autrice che ho letto, e ad essere sincero non mi aspettavo chissà cosa. E invece, ok, presenta dinamiche e situazioni già proposte molte altre volte dalla Highsmith (che spesso tende a ripetersi) , ma questo continuo gioco speculare  fra finzione e realtà è affascinante, e contribuisce a creare una tensione fortissima. Si arriva alla fine del libro completamente angosciati, e solo dopo aver letto le ultime righe si può tirare un sospiro di sollievo. Anche se...

Ho scritto un assurdo papirone, ma spero vivamente di avervi un po' incuriositi su quest'autrice. La Highsmith non era una persona amabile, soprattutto nei suoi ultimi anni: in molti la consideravano una razzista ubriacona,  misogina e piena d'odio, e probabilmente era davvero così. Nei suoi romanzi, a trionfare sono spesso i sentimenti negativi, l'odio, l'egoismo e la crudeltà, e spesso traspare una sua visione del mondo pessimista e diffidente del buono nelle persone . Ma il suo talento come scrittrice e innegabile.

Mi piacerebbe tornare della maestra dell'apprensione (come la definì Graham Green), e magari dei numerosi film che sono stati tratti dalle sue opere. Fatemi sapere se siete interessati!



domenica 17 settembre 2017

Il book tag della fine dell’anno… leggermente in anticipo!


La mia amica e super lettrice MariaSte mi ha taggato, quindi ecco le mie risposte!

C’è qualche libro che hai iniziato quest’anno e che senti di dover concludere?

Sì, vorrei finire la trilogia di Gormenghast, iniziata poco prima dell'estate. Al momento ho letto solamente il primo libro -Tito di Gormenghast - e mi sono follemente innamorato dello stile unico e dei personaggi bizzarri di Mervyn Peake! Se amate il fantasy/gotico/grottesco, ve lo consiglio caldamente. Fra l'altro Adelphi lo sta ristampando in formato economico, quindi avete un incentivo in più per recuperarlo. 


 Hai un libro autunnale che ti introduce alla fine dell’anno?

Non ho ben capito questa domanda, quindi la interpreterò a modo mio. Di solito, verso la fine dell'anno -vedi periodo natalizio-  amo leggere classici per l'infanzia che ho snobbato in gioventù, oppure classici "a tema". Un anno fa, ad esempio, ho letto Storia di uno schiaccianoci - Favola di Natale nella versione di Alexandre Dumas (che non mi ha fatto impazzire) , mentre l'anno prima La rosa e l'anello di William M. Thackeray, che ho trovato delizioso. 


C’è una nuova uscita che ancora aspetti?

Sì, "Potrete perdonarla?" di Anthony Trollope, uno degli scrittori vittoriani che preferisco. E' il primo romanzo della serie Palliser, ambientata nel mondo della politica e dell'aristocrazia inglese di fine ottocento: presentata così sembra una cosa pallosissima, ma vi assicuro che Trollope è incredibilmente appassionante , anche quando parla di argomenti "noiosi". Non so quando uscirà, ma spero vivamente prima della fine dell'anno! 


Quali sono i tre libri che vuoi leggere prima della fine dell’anno?

L'inganno di Thomas Cullinan: ho amato il film del 1971 con Clint Eastwood e mi incuriosisce pure il nuovo adattamento della Coppola. Da qui l'interesse verso il romanzo originale , da poco uscito nella prima traduzione italiana. 
L'ultimo degli uomini di Margaret Atwood. Ho sempre voluto iniziare la trilogia post apocalittica/distopica di MaddAddam , e da poco ho trovato il primo libro in ebook (ma spero sempre in una ristampa cartacea). La Atwood è un'autrice straordinaria, la amo alla follia!
Magic (A Darker Shade of Magic ) di V. E. Schwab, perché me ne ha parlato MariaSte e sembra una serie molto interessante. 


C’è un libro che pensi possa shoccarti e diventare il tuo libro preferito dell’anno?

Fra quelli ancora da leggere? Mah, non prevedo grandi sorprese (anche se ci spero sempre) . Fra quelli letti (pochi, visto che mai come quest'anno sono stato in preda al "blocco del lettore") mi ha molto colpito Miss Pym di Josephine Tey: ho sempre avuto un debole per i romanzi ambientati in scuole femminili , e questo bel romanzo (etichettato superficialmente come giallo) si è rivelato una lettura appassionante e sorprendente, con uno splendido studio di caratteri. 


Hai già iniziato a fare progetti di lettura per il 2018?

Come faccio a fare progetti dopo un anno in cui ho letto pochissimo? Spero solamente di riuscire a superare questo blocco: non chiedo altro!

lunedì 14 agosto 2017

A Look in Retro

Ho preso spunto dal grazioso post di Caroline per parlare un po' delle cose che amavo da bambino/ragazzino: erano mesi che stavo pensando ad un post simile, quindi quello di Caroline-chan è capitato proprio a fagiolo! XD
Queste sono le categorie  (io ho aggiunto quella dei "Film") , e se vi va  potete rispondere anche voi, nei commenti o sui vostri blog!:

LIBRI: Come ho già detto altre volte, la mia passione per la lettura è sbocciata piuttosto tardi. Alle elementari ero un bambino decisamente selvaggio e introverso, che ai libri preferiva stare all'aria aperta a fantasticare. L'unico romanzo di quel periodo di cui ho vaghi ricordi è Polissena del Porcello di Bianca Pitzorno, assegnato alla mia classe come lettura estiva. Ricordo che era la storia di una ragazzina che, pensando di essere stata adottata, decide di partire alla ricerca dei suoi veri genitori. Ovviamente non lo finii (arrivai a poco meno della metà), ma le illustrazioni di Quentin Blake mi piacquero moltissimo. 
Alle medie cominciai a leggiucchiare un po' di più , ma niente di troppo impegnativo: scoprii i racconti di Edgar Allan Poe, e nella libreria della classe andava fortissimo un libro breve di Stephen King, ovvero Unico indizio la luna piena. Aveva delle illustrazioni piuttosto raccapriccianti, anche se della storia non ricordo assolutamente NIENTE. 
In prima superiore, all'improvviso, arriva la folgorazione con La storia infinita di Michael Ende. Chiaramente avevo già visto il film, ma il romanzo (che è molto più bello) mi rapì completamente! Mi immedesimavo tantissimo in Bastian, e la storia di Atreiu , dell'Infanta Imperatrice e del NULLA  mi ha segnato a vita (è tutt'ora uno dei miei romanzi preferiti). Fun fact: pur tifando per i protagonisti, il mio personaggio preferito era l'affascinante e malvagia strega Xayde, che appare pure nell'orrendo secondo film. 

Ecco: dopo La storia infinita ho cominciato a leggere tantissimo, ma l'infanzia era già finita! 




GIOCATTOLI: Non ho mai amato macchinine e robe simili, ma da piccolino avevo una passione morbosa per He-Man e avevo praticamente TUTTI i pupazzetti dei personaggi (anche quelli più inutili). Poi ricordo i fottuti Exogini, che erano degli omini di plastica color fluo, che solo in tempi recenti ho scoperto essere tratti dalla serie giapponese Kinnikuman. Ne andavamo pazzi, io e miei amici, ma non mi chiedete il perché. In quel periodo adoravo anche le trashissime figurine degli Sgorbions, e il gioco di carte Mutant Chronicles. Ma chi voglio prendere in giro? I giocattoli più importanti della mia infanzia sono stati i videogiochi
La mia prima console è stata la Sega Master Sistem: ho pochissimi ricordi, e a parte il fatto che ero una schiappa ad Alex Kidd in Miracle World, avevo pochi giochi e brutti. Il vero amore è nato con la mia seconda console, ovvero la/il Supernintendo. In particolare, ricordo tre giochi che mi sono rimasti nel cuore: Secret of Mana, Super Metroid e Earthworm Jim 2
Secret of Mana non era il miglior gioco di ruolo di quel periodo, ma aveva una trama carina, una colonna sonora incredibile , i combattimenti in tempo reale e soprattutto, era possibile giocare in due! Quanti pomeriggi passati con i miei amici su questo benedetto giochino! Non sono mai riuscito a battere il boss finale, e questa cosa è uno dei più grossi rimpianti della mia vita. 
Super Metroid era ed è, senza esagerare, un capolavoro. Ai tempi non esistevano le guide e non c'era internet a portata di mano, quindi era tutt'altro che semplice completarlo . Ma cavolo quanto era bello! Quando ho scoperto per la prima volta che il tizio in armatura che spaccava i culi agli alieni era in realtà una ragazza -cosa assolutamente inedita per i giochi del tempo- mi sono entusiasmato ancora di più: è diventato un gioco iconico anche per questo. 
Earthworm Jim 2 era un platform così geniale da rasentare la malattia mentale! Animato benissimo, con personaggi assurdi ed uno humour supercattivo , brilla ancora per la sua originalità a distanza di   22 anni dalla sua uscita. Purtroppo questa bella serie si è esaurita precocemente, ma io ci spero sempre in qualche bella raccolta (o magari in un nuovo capitolo!) per le console odierne.


CARTONI ANIMATI: I primi due cartoni animati di cui mi sono appassionato sono stati l'anime di Peter Pan (Pītā Pan no Bōken) e D'Artagnan e i moschettieri del re (Anime Sanjushi).
Il primo lo davano la sera poco prima di cena, e siccome non avevo la tv in camera andavo a vederlo in camera dei miei. Mia madre mi chiamava sempre  pochi minuti prima della fine dell'episodio (per cenare), ed ogni volta era una lotta continua! Comunque mi piaceva moltissimo, anche se ho ricordi piuttosto vaghi (e in più persone mi hanno detto che è invecchiato male). 
D'Artagnan e i moschettieri del re non ricordo a che ora veniva trasmesso, ma lo adoravo, ed a scuola giocavamo sempre ai moschettieri!In realtà, anche qui la mia preferenza andava ad uno dei cattivi, ovvero la meravigliosa Milady e la sua scimmietta Pepe! 
In seguito sono arrivati I cavalieri dello Zodiaco, Sailor Moon, Ken Shiro,  Lo strano mondo di Minù , He-man & She-Ra, Jem e le Hologram , Memole dolce Memole, Daitarn 3 e tantissimi altri!



TELEFILM: Avevo l'album delle figurine di Beverly Hills 90210, ma non sono mai stato un grande fan . Da bambino adoravo MacGyver: era la mia serie preferita, e non mi perdevo un episodio! Crescendo mi appassionai anche a Flipper, la serie con Jessica Alba e il delfino (era tremenda, me ne rendo conto) . La serie che ha più segnato la mia infanzia è stata senza ombra di dubbio X-Files: la sigla mi terrorizzava, e i finali ambigui e inquietantissimi delle prime stagioni non mi facevano dormire la notte. Ma quanto mi piaceva! Ricordo con piacere anche quelle trashate di Hercules e Xena, ed anche se ero già grandicello ho adorato alla follia Ally McBeal 



FILM: Da bambino avevo una bizzarra, assurda predilezione per i film con Arnold Schwarzenegger (probabilmente trasmessa da mio padre) : Conan il Barbaro, Terminator, Commando, Predator, Atto di Forza, Terminator 2... Li so tutti a memoria! Che disagio!
Durante l'adolescenza ho virato verso l'horror , (genere che tutt'ora mi piace moltissimo): ne ho visti a bizzeffe (ve la ricordate "Notte Horror" su Italia 1?) ,  e le mie saghe preferite erano quella di Hellraiser (che mi faceva paurissima), e quella di Tremors. A 12 anni, il mio film preferito era Stargate. Per fortuna, con l'età, i miei gusti sono migliorati! XD






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...